“Rendere legale la possibilità di lavorare durante la gravidanza mina la libertà delle donne, soprattutto di quelle precarie e meno tutelate”. Dopo il via libera in commissione Bilancio alla Camera dell’emendamento della Lega alla manovra, la Cgil (per il momento in totale solitudine) si schiera contro il provvedimento. La modifica infatti, che essendo presentata dal partito di maggioranza sarà quasi sicuramente approvata definitivamente, prevede che le neomamme lavoratrici possano (previo parere medico) chiedere di lavorare fino alla fine della gravidanza e poi usare i cinque mesi di maternità dopo il parto. Nessun obbligo, ma un’alternativa che modifica le regole attuali secondo le quali non si può lavorare durante i 30 giorni che precedono la nascita del bebè.

Un intervento molto grave secondo il sindacato. “La maternità”, ha scritto in una nota ufficiale Loredana Taddei, responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale, “non si sostiene facendo scomparire l’obbligo di astensione dal lavoro prima della nascita, così non si garantisce la libertà alle lavoratrici, né tantomeno si tutela la salute della gestante e quella del nascituro. Per queste ragioni l’emendamento alla manovra della Lega dedicato alle politiche della famiglia, approvato dalla commissione Bilancio della Camera, va immediatamente modificato”.

E si continua: “Quanto proposto mina la libertà delle donne, soprattutto di quelle più precarie e meno tutelate, che in Italia, purtroppo, sono sempre più numerose e rischierebbero così di trovarsi di fronte a veri e propri ricatti del datore di lavoro”. Quanto previsto in merito al congedo per le neomamme lavoratrici, ha concluso Taddei, “è un ulteriore colpo ai diritti delle donne, alle loro tutele, per questo chiediamo che nel passaggio al Senato questa norma venga modificata”.