A furia di usare il ministero dell’Interno per pompare i sondaggi a suo favore, Matteo Salvini rischia di rendersi complice, a sua insaputa naturalmente, della vituperata mafia nigeriana. Rinfrescando la tradizione del suo poco rimpianto predecessore Angelino Alfano, Salvini è solito intestarsi sui social il merito politico di operazioni di polizia e indagini giudiziarie. Questa mattina ha twittato felicitandosi per gli arresti di alcuni presunti membri della mafia nigeriana a Torino.

Erano le 8,57. Mentre scriviamo, alle 16,01, il nostro corrispondente da Torino Andrea Giambartolomei ci conferma che l’operazione è ancora in pieno svolgimento. Cioè, diversi arresti disposti dal Tribunale, su richiesta della Procura, sette ore dopo il tweet del ministro dell’Interno sono ancora da portare a termine. E infatti sui social c’è chi ironizza sul potenziale assist fornito dal leader leghista ai presunti esponenti degli Eiye, uno dei “culti” più potenti della criminalità organizzata del Paese africano (alla mafia nigeriana in Italia e all’estero è dedicato un lungo approfondimento del mensile Fq MillenniuM attualmente in edicola).

Non pago, Salvini ha reagito in modo scomposto alla comprensibile irritazione del procuratore capo di Torino, Armando Spataro, magistrato di grande esperienza nella lotta al terrorismo e alla mafia, e abituato a trattare materie delicate, basti citare il caso Abu Omar in cui arrivò a mettere sotto inchiesta nientemeno che 23 agenti della Cia. Preso con le mani nel sacco – l’orologio di Twitter non mente – Salvini ha cercato di cavarsela augurando a Spataro, che compirà 70 anni il 16 dicembre, “un futuro serenissimo da pensionato”. “Basta parole a sproposito”, ha intimato (lui a Spataro), è “inaccettabile dire che il ministro dell’Interno possa danneggiare indagini e compromettere arresti”. Inaccettabile è dirlo, secondo Salvini, non rischiare di farlo.

Nella foga autoassolutoria, Salvini ci rivela un particolare interessante: “Se il capo della polizia mi scrive alle 7.22 informandomi di operazioni contro mafia e criminalità organizzata, come fa regolarmente, un minuto dopo mi sento libero e onorato di ringraziare e fare i complimenti alle forze dell’ordine”. Franco Gabrielli e gli altri alti dirigenti del Viminale sono avvertiti: la riservatezza non è una dote dell’attuale ministro dell’Interno, twittatore e postatore compulsivo. Certe cose delicate, meglio che se le legga dai giornali.

Aggiornamento: alle 17,40, quasi nove ore dopo il tweet, alcuni degli arresti annunciati dal ministro Salvini non sono ancora stati portati a termine

Aggiornamento: alle 19,03, oltre dieci ore dopo il tweet, solo otto dei 15 arresti annunciati da Salvini sono stati portati a termine