Su oltre 350 aziende legate al settore degli armamenti a livello mondiale, saranno dieci quelle italiane che parteciperanno all’esposizione internazionale della Difesa (Egypt Defence Expo) che si terrà dal 3 al 5 dicembre a Il Cairo, in Egitto. Tra queste, ci saranno anche due aziende che hanno lo Stato Italiano come principale azionista, Leonardo e Fincantieri, che così potranno promuovere i loro ultimi prodotti alla clientela internazionale in un evento patrocinato dal presidente egiziano, ʿAbd al-Fattāḥ al-Sisi, e dalle forze armate, dal ministero della Difesa e dal ministero per la Produzione Militare dell’Egitto. Non è ancora chiaro, da quanto riferiscono i rappresentanti del governo, se e quale membro dell’esecutivo a guida Lega-M5s farà parte della delegazione di imprenditori che si recheranno nella capitale egiziana per strappare nuove commesse e accordi commerciali. Fatto sta, però, che mentre il presidente della Camera ed esponente del Movimento 5 Stelle, Roberto Fico, decide di interrompere i rapporti con l’assemblea egiziana fino a quando non si arriverà a una verità sulla scomparsa di Giulio Regeni e con i pentastellati che hanno sempre criticato l’export di armi verso Il Cairo a causa delle costanti violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza, Leonardo e Fincantieri parteciperanno a un evento patrocinato proprio dal governo de Il Cairo. Inoltre, la Mdba che produce missili e tecnologie di difesa, al 25% di proprietà di Leonardo, è Gold Sponsor dell’evento.

Dopo i primi dati Istat che mostrano un incremento di esportazioni di armi verso Egitto e Arabia Saudita sotto il governo Conte, commesse contro le quali il Movimento 5 Stelle si è battuto durante i governi Renzi e Gentiloni perché venissero bloccate, la partecipazione di aziende italiane a un evento così importante sotto il patrocinio del governo e dell’esercito egiziano segna un secondo cambio di rotta in tema di export di armamenti. Fonti del ministero della Difesa interpellate da ilfattoquotidiano.it hanno precisato che la questione è di competenza del ministero dell’Economia ma che, comunque, le aziende di proprietà statale, seppur nel rispetto delle leggi vigenti, hanno completa autonomia e il governo non può impedire loro di partecipare a un evento come quello egiziano. Una fonte governativa ha però spiegato a ilfattoquotidiano.it che il governo ha una politica comune e condivisa sia dalla Lega che dai Cinque Stelle sui rapporti da tenere con Il Cairo: “L’Egitto – spiega – è un partner fondamentale per risolvere il rebus libico. Sappiamo che se vuoi parlare con il generale Khalifa Haftar devi necessariamente passare da al-Sisi. Per questo motivo, sia Cinque Stelle che Lega sono d’accordo sul mantenere rapporti i più cordiali possibili con il governo egiziano, senza creare frizioni”.

Una strategia che ha subito un cambio di rotta nelle ultime ore, dopo l’annuncio del presidente della Camera Roberto Fico, e che rischia adesso di innescare una crisi diplomatica che raffredderebbe i rapporti tra Roma e Il Cairo, come dichiarato anche dal vicepremier Luigi Di Maio e dal ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Il ministro dello Sviluppo Economico ha anche precisato che “se dal governo egiziano non arrivano risposte entro l’anno sul caso Regeni ne trarremo conclusioni” che coinvolgerebbero anche tutte le aziende italiane che hanno rapporti con l’Egitto.

Export verso Arabia Saudita: “Moavero ha adottato la tecnica Gentiloni”
L’altro nodo da sciogliere riguardo all’export di armi è quello sulla legalità della mega commessa per l’esportazione di 20mila bombe dall’Italia verso Riyad. A metà settembre, il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, aveva chiesto al suo collega agli Esteri, in un post pubblicato su Facebook, di verificare che l’export di armamenti verso l’Arabia Saudita rispetti la legge 185/90 che disciplina la vendita di armi, così da fare chiarezza sull’uso delle bombe italiane nella guerra civile in Yemen dove, stando ai dati di agosto, oltre 10mila vittime sulle 17mila totali sarebbero morte a causa dei bombardamenti della coalizione con a guida Riyad.

In quell’occasione era arrivata pronta la risposta del sottosegretario leghista, Guglielmo Picchi, rassicurando che “il processo autorizzativo italiano per l’export di materiali di difesa con l’Arabia Saudita è rigoroso e coinvolge pienamente il ministero della Difesa”. Poi, l’esponente del Carroccio aveva mandato un avvertimento: “Se cambia l’indirizzo politico, il governo sia consapevole di ogni conseguenza negativa occupazionale e commerciale”. Parole che non hanno certo soddisfatto la Trenta che vuole risposte dal suo collega MoaveroMilanesi. Secondo quanto riportano fonti ministeriali a Ilfattoquotidiano.it, dalla Difesa sono partite più richieste formali di chiarimento verso la Farnesina, ma “nessuna risposta formale è ancora arrivata”. Un funzionario governativo spiega però che “una risposta informale è arrivata all’ufficio della Trenta e fa capire come la politica adottata dagli Esteri sia identica a quella tenuta dal precedente governo Gentiloni (e criticata dai Cinque Stelle all’epoca all’opposizione, ndr): l’export rispetta la legge 185 del 1990 (che prevede, tra le altre cose, il divieto di vendere armi ai Paesi coinvolti in un conflitto armato, ndr), quindi nessuno stop”.

Twitter: @GianniRosini