“Il processo autorizzativo italiano per l’export di materiali di difesa con l’Arabia Saudita è rigoroso e coinvolge pienamente il ministero della Difesa. Se cambia l’indirizzo politico, il governo sia consapevole di ogni conseguenza negativa occupazionale e commerciale“. Tradotto: la vendita di armi all’Arabia Saudita avviene nel pieno rispetto delle regole e in condivisione con il governo, interrompere gli accordi causerebbe gravi perdite economiche. Risposta simile a quella data dall’ex ministro della Difesa, Roberta Pinotti, incalzata dall’opposizione sullo stesso tema. Così ha risposto, con un tweet, anche il sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi (Lega) all’invito del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, diretto al collega agli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, riguardo alla possibile violazione delle leggi sulla vendita di armi.

Una risposta, quella del sottosegretario leghista, che mostra le divergenze ideologiche tra i due partiti di governo in tema di industria bellica e mercato delle armi. Mentre Trenta, nel post pubblicato sul suo profilo Facebook, aveva lasciato intendere che il rispetto dei diritti umani deve essere anteposto ai vantaggi economici del nostro Paese, l’esponente del Carroccio prima rassicura sulla correttezza delle procedure e dopo ricorda che stracciare i contratti di vendita con i sauditi significherebbe perdere soldi e posti di lavoro. “Davanti alle immagini di quel che accade in Yemen ormai da diversi anni, non posso restare in silenzio – ha scritto Trenta – La mia è una sana preoccupazione, politica e da essere umano, peraltro condivisa da Onu e Parlamento europeo. Affrontiamo il tema, non possiamo girarci dall’altra parte!”.

Il mercato delle armi è di primaria importanza per l’Italia che rimane uno dei principali esportatori a livello mondiale con 10 miliardi di entrate nel 2017, nonostante il calo di 4,6 miliardi rispetto all’anno precedente. L’Arabia Saudita non è il principale cliente, ma rappresenta comunque una fonte di guadagno che, calcolano gli analisti indipendenti, nel solo 2016 ha portato in Sardegna 410 milioni di euro per l’acquisto di 20mila bombe.