Partiamo da un dato: solo il 9% degli elettori sta seguendo le primarie del Pd. Se fossi dalle parti di largo del Nazareno comincerei a preoccuparmi, perché queste primarie dei dem nostrani sono nate male e stanno finendo anche peggio.

Facciamo un salto oltreoceano, dove la carica più importante del mondo – il presidente degli Stati Uniti – viene scelta attraverso questo percorso. Al di là delle differenze di funzionamento e di forma di partito, le primarie americane sono un grande “racconto” e preparano l’opinione pubblica a conoscere un candidato passo dopo passo. Sono funzionali al partito e sono funzionali al candidato. Diciamo la verità, piacciono anche ai media, ma allo stesso tempo sono uno strumento indispensabile alla costruzione di un movimento politico.

Questo racconto ha poi bisogno di tappe e come una qualsiasi storia avvincente, ha bisogno di un lieto fine e di un vincitore indiscusso. Deve avere le proprie milestone, deve avere anche degli incidenti di percorso, i propri outsider, delle ritualità, delle date certe, gli exploit, le mosse vincenti e perdenti, i dibattiti televisivi, chi vince, chi perde, provocare dibattito, far muovere l’opinione pubblica a favore di questo o di quell’altro programma. Sono anche queste le primarie: un racconto che sfrutta i media e prepara il terreno nell’opinione pubblica e per ultimo ma non meno importante dovrebbe portare alla vittoria alle elezioni contro gli avversari.

Ecco perché, fatte così, le primarie del Pd sono inutili

Queste primarie cosa sceglieranno? Solo il segretario del partito? Il capo politico di una coalizione di governo? Lo Statuto del Pd prevede ancora che il vincitore sia la persona indicata come premier (anche se con la nuova legge elettorale non è più così automatico e la Costituzione non ha mai previsto elezione diretta), ma le elezioni politiche, che sulla carta dovrebbero avvenire tra 5 anni, sono ancora troppo lontane, a meno che nel 2019 non si verifichi la crisi di governo. Il Pd spera questo? L’elezione del nuovo segretario può basarsi su un’incognita di tale portata?

Oggi abbiamo saputo che si voterà il 3 marzo, ma le elezioni europee sono troppo vicine. In appena tre mesi il nuovo segretario riuscirà a dare un volto nuovo al partito? A fornire qualche idea vincente? A far dimenticare Renzi? Con il rosatellum il Pd per vincere dovrebbe costruire un’alleanza, con chi la farebbe? Con Forza Italia? Con il Movimento 5 stelle? E in Europa, sta con i socialisti o con Macron? O vuole puntare all’isolamento e perdere ulteriori parlamentari?

Non c’è ritualità, non c’è cerimonia: prima erano primarie di coalizione ora di partito, quando devono svolgersi? Sempre o ad anni alterni? Sono automatiche dopo una sconfitta elettorale? Ma sopratutto in che periodo dell’anno? Come e quando sarà dichiarato il vincitore? Non sono dettagli, l’attenzione da parte degli elettori e i media si costruisce anche attraverso queste strade.

Cosa dovrebbe fare il Pd

1. Fare le primarie, ma bene, con regole certe, come avviene negli Stati Uniti. Magari farsi promotore di una legge che obblighi tutti i partiti a farle. Far partecipare solo gli iscritti in una lista, non devono essere necessariamente tesserati al partito. Avvenire nell’imminenza dell’appuntamento elettorale principale (le politiche), fissare una data e un luogo per la proclamazione del vincitore. Poi ovvio saranno sempre possibili le eccezioni, ma appunto devono restare eccezioni: in caso di elezioni anticipate o dimissioni etc.

2. Non arretrare sull’uso delle primarie: sono una delle poche idee di sinistra che ancora il Pd conserva. Pensate a Forza italia o la Lega stessa, non hanno bisogno di primarie, sono partiti che senza i loro capi-padroni finirebbero domani. E il Movimento 5 stelle? Fa sì le primarie, ma sono meramente funzionali, non muovono le masse, non muovono nemmeno i loro elettori, ma solo gli iscritti alla piattaforma Rousseu, non c’è una testimonianza visiva, non c’è “racconto”, non c’è nemmeno una competizione, il tutto avviene in un click (e hanno ragione in questo i dem a essere orgogliosi delle loro file ai seggi).

3. Il Pd si è arroccato, dovrebbe invece aprirsi e organizzare delle primarie allargate a tutto il campo del centrosinistra. Non c’è bisogno di sondaggi per sostenere che il partito è ancora di Renzi e anche queste primarie sembrano essere un nuovo referendum sull’ex premier: Minniti e Martina da una parte in continuità all’opera di governo, Zingaretti dall’altra (ma non si capisce in che direzione). I candidati più di rottura Boccia e Corallo non sembrano per ora avere chance di vittoria, anche per colpa di queste primarie sgangherate e costruite male.

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