Dietro ad ogni Oronzo Canà c’è sempre una Mara Lagrasta, in Canà. È morta ad 82 anni Giuliana Calandra che da grande attrice di spettacolo, sia che fosse cinema, teatro o tv, dopo decine e decine di parti in ogni genere di film, divenne popolarissima nell’interpretare la moglie di Lino Banfi ne L’allenatore nel pallone (1984). Il suo elogio con accento piemontese del barone Liedholm (“guarda che classe, che stile, che mani lunghe e affusolate”) apre letteralmente il film. Poi ancora risponde al telefono per accettare l’incarico del marito, litiga con un ragazzo effeminato nello scompartimento del treno che non ha riconosciuto la popolarità di Oronzo, poi la gaffe al party della nuova stagione della Longobarda urlando in faccia allo sponsor Mosciarelli: “Questa pasta fa schifo”.

Nata a Moncalieri nel 1936 la Calandra aveva iniziato la sua carriera con un exploit di genere nel mondo dello spettacolo conducendo il Festival di Sanremo nel 1961 per la prima volta assieme ad un’altra donna, Lilli Lembo, anche se poi venne sostituita nella serata finale da Alberto Lionello. Tanto il teatro all’inizio della carriera nella compagnia di Giorgio Albertazzi e Anna Proclemer poi piccolissime comparsate in 8 e mezzo di Fellini, Deserto rosso di Antonioni, Prima della rivoluzione di Bertolucci. Anche se è con Domenico Paolella in un erotico di tutto rispetto, Storia di una monaca di clausura (1973) che la Calandra/suor Rita è parte di un gineceo di tutto rispetto comprendente Catherine Spaak, Martine Brochard e una Eleonora Giorgi pronta al suo primo seno nudo. Poi ancora Lina Wertmuller, Sergio Corbucci, e nel 1975 Profondo rosso dove interpreta la scrittrice Amanda Righetti che in una delle scene cult del film di Dario Argento prima viene accoltellata alla schiena poi affogata nell’acqua bollente della vasca da bagno.

Tante le parti di contorno nei film di Monicelli, Ferreri, Lattuada, Sordi e Risi. Ma è nel trittico dei primi anni ottanta Arrivano i miei/Allenatore nel pallone/A tu per tu che si impone nella sua statuaria presenza e dissacrante comicità. Nel folle film di Nini Salerno è una colf dai modi spicci e sbrigativi, mentre nel film di Corbucci ha ancora una parte di donna forte e prepotente, ovvero la ricca ex amante del protagonista evasore in fuga (Johnny Dorelli) che non concede all’ex un prestito di 30 miliardi. La Calandra continuerà a lavorare al cinema e in tv per poi diradare la sua presenza sui set negli anni Novanta. Malinconico il ritorno assieme a Banfi per L’allenatore nel pallone 2 (2008) ancora nei panni di Mara Lagrasta, pardon Canà.

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