“Ragazzina incosciente”. Questo uno degli appellativi più gentili rivolti dal “Popolo della rete” alla giovane Silvia Romano, la volontaria italiana rapita in Kenya. Odio, astio sterile, frustrazioni e fantasie morbose, solitudine avvelenata, riempiono il vuoto di chi è davvero incosciente perché privo di coscienza. Di chi si sente addirittura libero perché ha annullato la propria coscienza, ne ha spento la curiosità e la voce accettando di scambiarle con slogan rozzi e distorsioni semplificatorie e meschine della realtà forniti a basso costo intellettivo da politici e cariche istituzionali che sull’annichilimento delle coscienze costruiscono la propria fortuna.

La disperazione è più gestibile della speranza. La speranza porta a pensare, a vivere e condividere esperienze umane, ad immaginare. L’immaginazione è un rischio inaccettabile per chi vuole rendere assoluto ed immodificabile il presente perché nel presente è radicato il suo potere miope. La disperazione porta chi il potere non lo ha a chiudersi in se stesso, a credere, proprio come chi lo ha, che il presente sia immodificabile, una condanna senza appello. La disperazione è il vuoto della coscienza.

È la speranza che ha portato Silvia nel villaggio di Chakama. È la disperazione che ha portato Desirée in quello stabile fatiscente nel centro di Roma dove ha trovato la morte. Sola, senza più sogni se non quelli chimici delle droghe. Per Desirée fiumi di pietà ma soltanto dopo che è morta. Prima, come migliaia di ragazze e ragazzi, Desirée era solo una “tossica”, marginale, invisibile. Ed è così che il potere vorrebbe i giovani: marginali ed invisibili; perché i giovani sono sempre stati portatori di cambiamento, quello autentico, quello delle coscienze, non quello delle promesse elettorali.

Due volti di ragazza. Due foto sulle pagine dei giornali e sugli schermi televisivi. Due sorrisi, quello di Desirée triste, smarrito. Quello di Silvia pieno ed allegro. Forse se anche Desirée avesse potuto avere il sorriso di Silvia sarebbe una giovane donna viva e non un angelo morto. E Silvia? Silvia “ragazzina incosciente” con il suo sorriso ci insegna la speranza. Ed è con tutta la forza della speranza che vogliamo rivederla libera.

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