Si chiude con 1,3 miliardi di titoli collocati la seconda fase della quattordicesima emissione del Btp Italia, dedicata agli investitori istituzionali. Le tre giornate della prima fase, terminata mercoledì sera e dedicata al mercato retail, hanno registrato collocamenti per 863 milioni, un record negativo. Il totale si ferma quindi a 2,1 miliardi di euro. Si tratta del secondo peggior risultato dopo l’emissione del giugno 2012, la seconda della serie, che si attestò a 1,73 miliardi. Il record di richieste toccò i 22,2 miliardi a novembre 2013. Per il nuovo titolo, che ha godimento 26 novembre 2018 e scadenza 26 novembre 2022, è fissato il tasso cedolare (reale) annuo definitivo, pari a 1,45%, pagato in due cedole semestrali.

L’emissione del giugno 2012 risentì della crisi della Grecia e del debito sovrano europeo con la Spagna che aveva chiesto aiuto alla Ue per salvare le banche, l’Italia in recessione e sotto pressione dei mercati (lo spread era a oltre 400 punti) che minacciavano la stessa sopravvivenza dell’euro. Una situazione risolta solo, alla fine di luglio, con il celebre intervento del presidente della Bce Mario Draghi in cui affermò che l’istituto centrale avrebbe fatto “tutto il necessario per sostenere l’euro” (“whatever it takes”). In quella situazione il Tesoro italiano, che pure aveva realizzato un buon successo (7,3 miliardi) nella prima operazione di Btp Italia, mise le mani avanti sul risultato, dicendo di attendersi un collocamento di ammontare minore.

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