L’esercito libico è salito a bordo della nave Nivin, imbarcazione commerciale dal 10 novembre attraccata al porto di Misurata. A bordo ci sono tra i 70 e gli 83 migranti: le fonti a disposizione per il momento sono contraddittorie. Ad affermarlo è sul suo profilo twitter Mediterranea, ong che ha lo scopo di monitorare quanto avviene a largo delle coste libiche. I militari sarebbero saliti a bordo alle 11.41 e da allora non ci sarebbero più informazioni dei migranti. Alle 14 sul suo profilo Twitter la giornalista Francesca Mannocchi, dalla Libia, ha riportato la notizia che la Guardia costiera libica avrebbe sparato proiettili di gomma contro i migranti. Il 19 novembre il profilo di Mannocchi è stato hackerato per qualche ora, proprio mentre forniva informazioni su quanto stesse accadendo a bordo della Nivin. Secondo le ultime ricostruzioni, dopo l’irruzione ci sono stati 11 feriti di cui 3 gravi che sono stati portati all’ospedale di Misurata. Gli altri migranti sono stati trasportati nei campi di Khoms, Zuwara e Zintan.

Le persone a bordo sono migranti sudanesi, eritrei, somali e pachistani che il 7 novembre avevano lasciato Al Khums, in rotta per l’Italia. Dopo essere stati salvati poco oltre le 40 miglia dalla costa libica, sono stati riportati indietro a Misurata. Per 12 giorni i migranti si sono rifiutati di scendere: “Ho visto molte cose in Libia, ho perso mio fratello. Come posso sbarcare?”, dice uno dei ragazzi in un video circolato prima sui social e poi sulle testate internazionali. I migranti a bordo si sono detti pronti a morire pur di non scendere dalla barca. Per 12 giorni sono stati asserragliati dentro, con l’acqua che cominciava a scarseggiare e senza bagni pur di non scendere nuovamente in Libia.

Insieme ai migranti a bordo della Nivin ci sono anche 15 membri dell’equipaggio: 12 romeni e tre ucraini, a cui si aggiunge il capitano libanese. “La situazione è molto critica, non so come possa finire”, ha spiegato al telefono con ilfattoquotidiano.it Adrian Mihalcioiu, sindacalista dei marittimi romeni, qualche ora prima dell’intervento dell’esercito. È l’ultimo ad avere avuto un contatto diretto con la crew. L’intervento dell’esercito era un’ipotesi già sul piatto ieri secondo il quotidiano Al-Wasat, a seguito di una lunga negoziazione per uscire dall’impasse. Secondo il giornale libico l’ordine di evacuazione della nave sarebbe partito dalla Procura generale libica. “Sappiamo che anche il procuratore generale libico ha aperto un’inchiesta per sapere come mai i migranti sono stati sbarcati in Libia”, aggiunge Mihalcioiu, che inizialmente non pensava possibile un intervento militare. A bordo però era atteso: “Avevamo organizzato con le autorità romene un rimpatrio per il 19 o 20 novembre, ma l’equipaggio ha rifiutato perché l’armatore ha avvisato che nel caso in cui se ne fossero andati prima del completamento dell’operazione non avrebbero percepito lo stipendio”. Questo comportamento è suonato inspiegabile al sindacato romeno. Fatto sta che l’irruzione di cui dà notizia la nave Mediterranea sarebbe la conferma che qualcosa stava per succedere.

La storia di come è avvenuto il salvataggio allunga ancora ombre sulle forme di collaborazione tra Europa e Guardia costiera libica. Secondo quanto ricostruito prima di tutti dalla giornalista Francesca Mannocchi, quando l’imbarcazione sulla quale viaggiavano i migranti ha prima di tutto chiamato Alram Phone, un servizio di emergenza della ong Watch the Med al quale i migranti che rischiano il naufragio possono comunicare le loro coordinate, affinché parta un’azione di soccorso. Dal Mrcc (Maritime rescue coordination center) di Roma alle 19.39 del 7 novembre – come riporta il Middle East Eye – parte un comunicazione diretta alla Nivin: “In vece delle Guardia costiera libica, vi comunichiamo di recarvi alla massima velocità a queste coordinate”. Mrcc Roma, quindi, parla in nome della Guardia costiera libica, visto che la nave si troverebbe in difficoltà all’interno della zona Sar (cioè di competenza per i salvataggi) libica. Il punto è circa 80 chilometri dalla costa. Per raggiungerlo, la Nivin ha fatto una deviazione minima dalla sua rotta, che come destinazione aveva proprio Misurata. Secondo i migranti a bordo, sarebbero però passate diverse navi poco distanti dalla loro imbarcazione prima dell’intervento della Nivin. Sul luogo del salvataggio ci sarebbero state anche imbarcazioni della Guardia costiera libica, che si sarebbero finte italiane per convincere i migranti che sarebbero stati portati in Italia. Rispetto a queste due informazioni, però, non è possibile fare alcuna verifica.