“Quello che sta facendo l’Italia, bene o male, è una risposta nazionale a problemi che non sono stati affrontati a livello europeo. Benché dovessero essere affrontati a quel livello, considerando gli obiettivi ufficiali che ha l’Europa”. Dunque Roma non ha intenzione di cambiare la manovra per il 2019. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, al termine dell’Eurogruppo, ha difeso ancora una volta le posizioni del governo gialloverde spiegando le critiche alla legge di Bilancio con la considerazione che “è un periodo elettorale per tutti i Paesi” e “molti hanno difficoltà politiche interne molto forti”, situazioni “complicate” che “si riflettono nel dibattito”. Ma la Commissione non intende cedere e secondo fonti citate dall’agenzia Ansa mercoledì boccerà ufficialmente il documento di bilancio inviato dall’Italia compiendo il primo passo sulla strada che porterà all’apertura di una procedura per deficit eccessivo dovuta al debito.

Dal canto suo il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere di aver parlato al telefono con Jean Claude Juncker ma “ero a Caserta e non potevo parlare. Ci siamo sentiti adesso per una quindicina di minuti e abbiamo convenuto che sarò sabato da lui a cena dopo il meeting a Bruxelles”. Intanto i mercati manifestano un chiaro nervosismo: lo spread tra Btp e Bund ha chiuso a 321 punti base contro i 312 di venerdì, con il rendimento del decennale italiano al 3,59% sul mercato secondario. E le richieste per il Btp Italia, il primo emesso da quando è entrato in carica il nuovo governo, si sono fermate a 481,3 milioni. Solo in un’altra occasione, nel giugno del 2012, il Btp indicizzato all’inflazione aveva fatto peggio, con sottoscrizioni ferme a 218 milioni di euro. In tutte le altre edizioni la giornata d’esordio si è chiusa con una raccolta superiore al miliardo di euro.

Per Tria occorre uno sforzo “per riportare la discussione sulla reale portata del tema”: “Qui si discute attorno a uno 0,4 in più o in meno di deficit, la discussione non dico sia surreale perché c’è un dovere della Commissione di far notare che ci si scosta da alcuni accordi presi, ma penso che il tono debba tener presente che si conferma un rallentamento dell’economia europea, non solo italiana”. Chiaro il riferimento alla Germania che nel terzo trimestre ha registrato una crescita negativa, con il pil in calo dello 0,2 per cento. In questo contesto, “l’Italia rallenta meno di altri”. Di qui la critica alle “posizioni di alcuni Paesi molto rigide sulla politica economica”: “C’è la posizione non dico ufficiale, ma quasi, che le politiche fiscali espansive si adottano solo quando si è in recessione tecnica. La mia opinione è che sia una posizione sbagliata, perché una politica fiscale espansiva adottata in recessione non è efficace, perché ormai è troppo tardi”.

Il deficit/pil al 2,4% programmato dalla maggioranza Lega-M5s, dice il ministro, “può piacere o no” ma va ricordato che “negli ultimi dieci anni solo l’anno in corso l’Italia avuto un deficit minore” di quella soglia, che quindi rappresenta una percentuale tra “le più basse della storia italiana”. E oltretutto, ha sottolineato il ministro, “Francia, Spagna e altri Paesi hanno avuto livelli di deficit incommensurabili. Ma anche nella storia della finanza pubblica italiana il 2,4% è uno dei deficit più bassi”.

Quanto al debito invece “abbiamo certamente il più alto e abbiamo il problema di ridurlo – specifica il titolare di via XX Settembre – Ma se guardiamo ai dati prospettici del passato, la dinamica della salita è più contenuta di altri Paesi”. “L’approccio italiano ai conti pubblici, che non è solo di questo governo, è che da vent’anni abbiamo un surplus primario, tranne un anno, in cui c’è stata la grande crisi. Il che significa che dire che l’Italia è il Paese della finanza allegra è un falso, un falso storico. Il problema è che “abbiamo un’eredità che veniva dall’altro secolo”. E tornando sul deficit al 2,4% ha poi aggiunto: “Stiamo parlando di scostamenti che non sono grandi, perciò dico che bisogna riportare la discussione alla portata reale”. Ovvero, che l’aumento del deficit era “necessario per fare le cose che il governo riteneva importante, ma certamente non abbiamo sforato i parametri“.