Dopo un dibattito durato alcuni anni all’interno e all’esterno delle istituzioni, il 13 novembre il parlamento libanese ha approvato la Legge sugli scomparsi. Si tratta del primo riconoscimento ufficiale della sofferenza dei parenti delle oltre 17mila persone scomparse durante il conflitto armato durato 15 anni, dal 1975 al 1990.

Dalla metà degli anni Ottanta i parenti degli scomparsi avevano iniziato a manifestare, come altrove nel mondo (l’esempio più noto è quello delle madri argentine), chiedendo di conoscere la verità sulla sorte dei loro cari. Per anni, hanno sfidato minacce e intimidazioni dei gruppi armati e degli eserciti dei Paesi coinvolti nel conflitto libanese. La cosa forse peggiore di tutte, dicono, è stato l’isolamento da parte di una società e di una politica che, a guerra civile conclusa, hanno preferito girare le spalle al passato.

La legge prevede la costituzione di una commissione nazionale che avrà il mandato di ricevere denunce, indagare su casi individuali, individuare possibili fosse comuni, compiere le esumazioni e disporre l’effettuazione di tutti gli esami necessari per accertare a chi apparterranno i resti umani rinvenuti, risalire così all’identità degli scomparsi e avviare procedimenti giudiziari nei confronti dei presunti responsabili. In questo modo, forse, sarà possibile affrontare in modo efficace uno dei più penosi lasciti del conflitto del Libano, che colpì praticamente tutte le comunità del Paese.

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