Negli anni Trenta del secolo scorso la dura austerità imposta in Germania dal cancelliere Heinrich Bruning ha fatto vincere il nazismo. Nei tempi attuali la politica di austerità imposta dall’Eurozona alimenta il populismo di destra in tutta Europa. Se la politica economica restrittiva dell’Euro non cambierà radicalmente, l’Europa a guida tedesca è destinata a favorire nuovamente la nascita di ideologie ultranazionaliste, anti-parlamentaristiche, presidenzialistiche, xenofobe e autoritarie. In Europa da troppi anni la democrazia è minacciata da politiche deflazionistiche analoghe a quelle imposte da Bruning in Germania circa 80 anni fa. Di fronte alla crisi economica, molti chiedono di nuovo un “uomo forte” che risolva i problemi dell’insicurezza, dell’occupazione e del lavoro.

Ripercorriamo la storia approfittando di un recente programma trasmesso da Rai Storia. Nella trasmissione Passato e Presente dedicata alla Repubblica di Weimar e realizzata con la collaborazione del professor Giovanni Sabbatucci, Paolo Mieli, nella sua veste di conduttore del programma, ha commesso un grave errore: si è chiesto perché dalla Repubblica di Weimar è nato il nazismo, ma ha dato una risposta sbagliata: la causa del nazismo sarebbe la… debolezza della democrazia! Mieli e Sabbatucci non hanno saputo comprendere e spiegare le vere ragioni per le quali la Repubblica parlamentare di Weimar – nata con la sconfitta della Germania imperiale nella Prima guerra mondiale e conclusasi con la presa del potere da parte del nazismo – è finita malissimo, con l’ascesa di Hitler e la vittoria definitiva del partito nazionalsocialista.

Mieli ha dimenticato di dire che la Repubblica di Weimar è finita disastrosamente soprattutto a causa delle durissime politiche economiche restrittive di Heinrich Bruning. Questo politico conservatore di formazione cattolica a partire dal 1930, anno della sua elezione a cancelliere, aggravò drammaticamente la crisi del ’29 partita dagli Usa avviando fallimentari politiche deflattive. Bruning promosse l’austerità, impose restrizioni al credito bancario e abbassò i salari: l’economia si contrasse paurosamente e la crisi produsse in poco tempo oltre 6 milioni di disoccupati. Anche pressato dai debiti di guerra, Bruning provocò miseria e disoccupazione per il 25% e oltre della forza-lavoro tedesca. La disoccupazione dilagante e la miseria diffusa presso la popolazione, l’incapacità dei sindacati, dei socialisti e dei comunisti di fronteggiare la situazione, il malcontento sociale dilagante, la protesta diffusa contro l’inetto parlamentarismo, la rivolta contro i debiti di guerra, hanno portato al nazismo. Il nazismo andò al potere grazie alla feroce violenza con cui spazzò ogni tipo di opposizione, ma riuscì a mantenere e a rafforzare il potere perché seppe curare efficacemente e immediatamente la malattia più grave dell’economia tedesca, la disoccupazione di massa. Da qui l’enorme appoggio popolare al nazismo. In solo tre anni, attraverso una politica keynesiana di destra, Hitler, che successe a Bruning nel 1933, rovesciò la politica economica del cancelliere cattolico e riuscì a riassorbire completamente la disoccupazione. Grazie al forte incremento di spesa pubblica e a politiche monetarie espansive avviò la costruzione della rete autostradale e diede lavoro a milioni di persone acquisendone l’entusiastico e fanatico consenso.

Grazie a politiche espansive finanziate da una moneta parallela, i Mefo-bill (obbligazioni/moneta convertibili in marchi emesse da un consorzio della grande industria tedesca e accettate dalla Reicksbank), nonostante le restrizioni monetarie delle potenze alleate vincitrici della prima guerra mondiale, Hitler riuscì a ricostruire l’industria pesante, a raggiungere la piena occupazione e a riarmare, come noto, la Germania. Il successo di Hitler non è dovuto, come spesso si racconta ignorando le date della storia, all’iperinflazione che colpì la prima Repubblica di Weimar negli anni 1921-23, ma alle assurde politiche di austerità realizzate dieci anni dopo da Bruning. Ma questo nella trasmissione di Mieli non è stato minimamente spiegato. Il cancelliere Bruning fu, tra l’altro, responsabile anche delle prime soluzioni politiche di emergenza autoritarie e anti-sindacali; promosse e fece approvare dal presidente Hinderburg le leggi di emergenza contro il “doppio estremismo” contro i comunisti e i nazisti. Così, nonostante che politicamente fosse un avversario di Hitler, Bruning aprì involontariamente la strada al dittatore che – non dimentichiamolo – nel clima economico-politico emergenziale alimentato anche da Bruning, vinse le elezioni e venne eletto premier subito dopo il cancellierato dello stesso Bruning.

Il confronto tra le politiche di Bruning e quelle dell’eurozona è purtroppo evidente: in ambedue i casi si vuole rispondere alla crisi finanziaria e alla crisi del debito con politiche pro-cicliche di austerità suicida, restringendo l’economia con surplus di bilancio pubblico (più tasse, meno spesa pubblica), con meno salari e più disoccupazione. Keynes invece ha dimostrato che solo grazie al deficit pubblico, cioè grazie a spese in eccedenza rispetto alle entrate fiscali, è possibile espandere l’economia quando essa è in crisi di liquidità e quando le risorse produttive sono inutilizzate. Solo con la crescita è possibile pagare i debiti. Paradossalmente Hitler mantenne il potere perché fece politiche keynesiane di spesa pubblica finanziate da politiche monetarie espansive.

Oggi l’Europa teutonica sotto il regime della moneta unica vuole imporre l’austerità a tutti i Paesi, abbattere i salari e il welfare, le spese pubbliche e quelle sociali, imporre il surplus di bilancio pubblico, incurante della conseguente disoccupazione e della povertà crescente. Questa politica folle – che premia l’elite finanziaria ed esportatrice tedesca e la grande finanza francese a scapito dei cittadini europei – ha portato al successo del populismo in tutta Europa, soprattutto del populismo autoritario di destra, xenofobo e ottusamente anti-immigrati. Insieme al populismo in Europa sta risorgendo la destra più estrema. Se i Parlamenti e i governi nazionali resteranno succubi delle politiche di austerità dettate da Berlino, da Bruxelles e Francoforte, se non promuoveranno la piena occupazione e il benessere sociale dei loro cittadini, se le democrazie resteranno dipendenti dai mercati finanziari e non riacquisteranno autonomia e sovranità, se la sinistra europea non si sveglierà dal suo fallito sogno europeista, è probabile che, pur in diverse forme, la storia si ripeta e che in Europa rinascano mostri.

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