Non solo la frenata dell’Italia, la cui crescita si è fermata. A zavorrare la crescita dell’Eurozona nel terzo trimestre è stata soprattutto la Germania, che per la prima dall’inizio del 2015 ha visto il pil diminuire dello 0,2%. E’ quanto emerge dai dati diffusi dall’Eurostat mercoledì. La battuta d’arresto dopo i +0,4 e +0,5% dei trimestri precedenti è però ritenuta temporanea: gli analisti continuano a prevedere che nel 2019 il pil tedesco metterà a segno il decimo anno consecutivo di espansione anche se i ritmi di quest’anno e del prossimo saranno probabilmente più lenti del +2,2% registrato nel 2017.

Secondo l’ufficio federale di statistica Destatis, il calo è dovuto “soprattutto agli sviluppi del commercio estero“, mentre il ministero dell’Economia ha chiarito che la contrazione dipende dal mercato dell’auto. L’introduzione di nuove regole sui motori diesel dopo lo scandalo delle emissioni truccate – dal 1° settembre è in vigore il nuovo sistema di omologazione Worldwide Light duty vechicles Test Procedure – ha fatto calare le immatricolazioni del 30% a settembre e il think tank economico Ifw ha calcolato che nel terzo trimestre il settore ha registrato la peggior performance dal 1997. In prospettiva a preoccupare sono soprattutto i “segnali contrastanti” osservati a livello nazionale, con la spesa dei consumatori in diminuzione e la combinazione di invecchiamento della popolazione e bassa disoccupazione.

Per quanto riguarda gli altri grandi Paesi, sia la Francia sia la Gran Bretagna sono cresciute due decimi più che nel secondo trimestre (rispettivamente dello 0,4 e 0,6%) mentre la Spagna si mantiene stabile a +0,6%. Il pil dell’Eurozona nel complesso ha segnato un aumento dello 0,2% contro lo 0,4% del trimestre precedente e quello dei 28 dello 0,3% (dallo 0,5%). Su base annua, nel terzo trimestre del 2018 l’area euro è cresciuta dell’1,7% e l’Ue dell’1,9%. L’Italia ha fatto segnare solo +0,8%, il più basso tra i dati finora disponibili. Berlino anno su anno ha registrato un +1,2%, Parigi +1,5%, Madrid +2,5 per cento.

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