Inizia oggi a Palermo il summit che si prefigge di ‘risolvere‘ la questione della Libia. Con una prima conferma: il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi parteciperà alla conferenza “per una visita ufficiale di due giorni su invito del primo ministro italiano”, annuncia un banner della tv di Stato. E con un grande punto interrogativo: la presenza di Khalifa Haftar, capo dell’esercito di Tobruk. Il premier Giuseppe Conte sembra però non avere dubbi. “Mi aspetto che Haftar sia presente perché sicuramente è uno degli attori determinanti per la stabilizzazione del suo paese”, ha affermato il presidente del Consiglio in un’intervista su La Stampa, a firma dello stesso direttore, Maurizio Molinari.

“La visione di Haftar non è certamente coincidente con quella del presidente Sarraj – ha proseguito Conte parlando a La Stampa – Ma ciò non significa che sia aprioristicamente esclusa la possibilità di individuare un percorso dove convogliare le diverse istanze”. Il giurista ha poi citato Mandela, sottolineando che “il compromesso è l’arte della leadership e i compromessi si fanno con gli avversari, non con gli amici”. “Il popolo libico chiede stabilità e benessere ed è su questa linea che ci siamo mossi per organizzare la conferenza di Palermo”, ha ricordato Conte, sostenendo che il momento sarà “cruciale” per la stabilizzazione dello Stato.

Molte le personalità che si siederanno attorno al tavolo di Palermo, dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, Federica Mogherini, ai presidenti di Tunisia e Algeria. Saranno assenti, però, i leader delle principali potenze mondiali: il presidente americano Donald Trump e il corrispettivo russo Vladimir Putin, come per la Germania Angela Merkel e per la Francia Emmanuel Macron. “Ho parlato con molti leader internazionali e da tutti ho raccolto interesse e sostegno, a prescindere dalle singole partecipazioni”, ha replicato Conte.

Il premier ha anche raccontato i suoi tentativi di dialogo, già precedenti all’incontro. “Ho incontrato di persona, e a lungo, tanto Sarraj quanto Haftar. Ho raccolto forti incoraggiamenti e testimonianze di stima che mi confortano nella strada intrapresa – ha continuato il premier – A dispetto delle speculazioni e dei facili giudizi non stiamo improvvisando. Credo che l’Italia abbia la responsabilità e la capacità di svolgere un ruolo utile in questo processo così come nell’intera area mediterranea”.

Conte ha poi ricordato il sostegno dell’Italia all’Onu per la nuova “road map”, presentata al Palazzo di Vetro, per le elezioni parlamentari del 2019. “Occorre superare lo stallo in cui versa da tempo il processo politico libico. Ma soprattutto occorre prevenire l’escalation di violenza di cui abbiamo avuto un ampio assaggio nei mesi scorsi”, ha sottolineato il presidente del Consiglio spiegando che proprio per questo il tavolo riunirà i principali attori libici. “Ci saranno anche i rappresentanti politici di Algeria, Tunisia, Egitto, Ciad, Niger, Grecia e Malta“, ha osservato il premier. Infine, sulla mancanza di un ambasciatore italiano a Tripoli, Conte ha rassicurato: “Dopo il summit di Palermo faremo una valutazione definitiva e assumeremo una decisione”.

Nella lunga intervista Giuseppe Conte ha parlato anche della Tav e della manifestazione che il 10 novembre ha invaso piazza Castello a Torino. “Ascolterò l’opinione dei cittadini che in modo educato e composto hanno sfilato per esprimere il loro giudizio”, ha detto il premier, sottolineando che a breve si “concluderà la valutazione costi-benefici“. “Il dossier dell’Alta velocità sarà esaminato con cura come fatto su Ilva e Tap“, ha assicurato.

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