Dopo le tensioni nel governo, l’accordo sulla prescrizione è stato raggiunto. Ma la riforma entrerà in vigore nel gennaio 2020. Ed è già scontro sui modi dell’entrata in vigore. Nel vertice tra il premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Salvini e Di Maio e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, convocato per risolvere lo stallo sullo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio, si è raggiunto alla fine un compromesso. Anche se in vista ci sono già le avvisaglie di possibili nuovi scontri, nell’ipotesi in cui nel 2019 la riforma del processo penale non venisse realizzata, così come da accordi.
Perché se Bonafede spiega che “non verrà scritto che la norma entra in vigore se si fa la riforma del processo penale, entra in vigore un anno dopo l’approvazione dell’Anticorruzione” (quindi comunque dal gennaio 2020, ndr) è la ministra leghista Giulia Bongiorno a rivendicare subito dopo: “Le tempistiche sono: legge delega sul processo penale nel 2019, prescrizione nel 2020. Se la delega non si realizza per qualche motivo, c’è una sorta di “clausola di salvaguardia”? Siamo due forze politiche della maggioranza, quindi significa che entro il 2019 deve essere realizzata la prima condizione. Altrimenti ci sarà un altro tavolo per prendere in considerazione eventuali correzioni“. E se il governo dovesse cadere e si andasse al voto anticipato? Il ministro Riccardo Fraccaro minimizza: “Se dovesse cadere il governo comunque la norma entrerà in vigore nel gennaio 2020”. Bongiorno invece taglia corto: “Con i ‘se’ non si va da nessuna parte”
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