Pianista polistrumentista dotato di tecnica virtuosa, Patrizio Fariselli nella sua vita precedente è stato membro degli Area, probabilmente la più grande band rock italiana degli anni 70. Un gruppo formato da musicisti radicali e consapevoli, politicamente schierati, guidati dal frontman Demetrio Stratos, che piombò sulla scena musicale con la chiara intenzione di scardinarne le regole.

A quel principio, nonostante sia passato quasi mezzo secolo, sembra essere rimasto fedele Fariselli, che ha da poco pubblicato il suo nuovo disco, il settimo da solista, intitolato 100 Ghosts. Un album composto da 10 brani che presentano musica differente, ora suggestiva, con momenti di grande affabulazione, ora aggressiva e urticante, in cui il grosso del lavoro è stata la rielaborazione di musiche arcaiche con mezzi e sonorità moderni. Ad esempio Song from Ugarit nasce da una notazione musicale fenicia rinvenuta su una tavoletta d’argilla.

“Metà dei brani del disco, quindi 5 su 10, sono elaborazioni di materiale musicale arcaico. È stato un lavoro molto complesso, ma che va via come un bicchiere d’acqua”, afferma Fariselli. “Le ho manipolate non da ricercatore o scienziato, in effetti non ho tentato una ricostruzione filologica, non mi appartiene e non lo voglio fare, ma ho fatto un lavoro da artista, cioè ho cercato di ritirar fuori emozioni, rivestendo di carne, con i miei suoni, la mia sensibilità, questi segni. È un lavoro assolutamente arbitrario da artista nel quale ci metto la faccia e la mia parola, totalmente libero di fare quello che mi pare”.

Riguardo al titolo 100 Ghosts, spiega: “Nella tradizione giapponese la marcia dei 100 spettri è la notte in cui fantasmi ed esseri misteriosi camminano per le strade ubriacandosi di sakè e facendo scherzi, talvolta mortali, agli incauti che vi si dovessero imbattere. Forse non tutti sanno che nella Creta arcaica si sono praticate danze che percorrevano invisibili fondamenta, ispirate alle circonvoluzioni dei visceri animali scrutati nella divinazione. Su questi antichi tracciati in metro dispari, è costruito l’arrangiamento della Danza Tsakonikos, la danza del labirinto. Perché anche il labirinto è nato immateriale. E dagli abissi della tradizione orale ho tratto due melodie dell’antica Tracia. Paidushka, danza di origine sciamanica in cui l’ossessiva pulsazione asimmetrica ricorda l’incedere claudicante dei druidi, e Aria, tuttora suonata da pastori e musicisti erranti dell’area balcanica. Tramandata come un soffio attraverso la memoria e la pratica, la musica è in grado di viaggiare nel tempo, addirittura per decine di millenni”.

Un disco che definiremmo esoterico e che merita un ascolto prolungato e approfondito. Sicuramente non per tutti, soprattutto in questi tempi caratterizzati sempre più da “ascolti facili”. Qui gli equilibri sono precari, l’armonia si sgretola, e anche la musica è incorporea e, talvolta, pericolosa. Si manifesta impalpabile attraverso il suono e prende corpo nel provocare reazioni in chi l’ascolta.