“Io preoccupato di questa manovra? Lo sono come tutti e come lo ero l’anno scorso, due anni fa, tre anni fa, quando le 6-7 banche che fallirono una dopo l’altra furono lasciate sotto il tappeto”. Sono le parole del direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, nel corso di Otto e Mezzo (La7). E aggiunge: “All’epoca bisognava raccontare agli italiani che stavamo da Dio, perché c’era il referendum di Renzi. Poi arrivò Gentiloni che dovette tirar fuori 20 miliardi da un giorno all’altro per salvare banche che, se fossero state salvate prima, avrebbero richiesto minori esborsi. Io sono sempre preoccupato. Non sono mai un ottimista per natura e per professione. Ma non lo sono maggiormente oggi rispetto a un anno o a due anni fa”.
Elisabetta Gualmini (Pd), vicepresidente e assessore al welfare della Regione Emilia Romagna, commenta: “Trovo che la visione del direttore Travaglio sia piuttosto ottimista. Non c’è dubbio che in passato ci siano stati problemi con le banche, ma qui la questione è lo spread, che non è una misura astratta. Se le banche vedono il loro patrimonio svalutato, allora faranno più fatica a fare prestiti. Oppure può succedere che questi prestiti costeranno di più per i cittadini e per le imprese. Non c’è un solo soggetto economico che dica che la crescita stimata dal governo gialloverde sarà confermata”.
Travaglio replica: “Veramente abbiamo detto esattamente le stesse cose. Ho detto che ero preoccupato anche prima, perché, quando abbiamo visto fallire Banca Etruria e le banche venete e quando abbiamo visto andare a catafascio le banche della dorsale adriatica, eravamo per caso felici e rassicurati? No. E’ già successo di tutto in Italla nel settore bancario. Se la Banca d’Italia non ha più alcuna credibilità quando parla, è anche perché notoriamente non ha vigilato sui management di banche che facevano crediti agli amici degli amici e accumulavano crediti deteriorati”.
“Sì, ma adesso non abbiamo problemi di management” – ribatte Gualmini – “ma di impalcatura economica e di una manovra, che è decisamente sbaricentrata su misure redistributive nei confronti delle categorie deboli, ma è molto priva di misure orientate allo sviluppo. E sfido chiunque a dimostrare il contrario. Qui vediamo condoni, assunzioni di massa a zavorra nella pubblica amministrazione, reddito di cittadinanza, peraltro in una formula un po’ pasticciata, la scommessa di sostituire le persone nelle imprese con quota 100, che qualunque studio ci dice che non avverrà mai. La preoccupazione è forte”.
“Legittimamente la Gualmini avrebbe fatto un’altra manovra. Peccato che ci ha perso le elezioni non possa farla. E’ un peccato che voi scopriate la ricetta per la crescita sempre e soltanto quando non siete più al governo. Ci siete stati per 7 anni e i risultati sono stati giudicati dagli elettori. Questi hanno scelto un’altra ricetta, dovete farvene una ragione. Se funzionerà meglio della vostra, e ci vuole anche poco, lo vedremo l’anno prossimo. Magari sarà un disastro, magari funzionerà un po’ meglio. Chi lo può dire in questo momento? Sono oroscopi quelli che stiamo facendo”.
“Lasciateci almeno il diritto di critica”, risponde Gualmini.
“Ma assolutamente” – controbatte Travaglio – “Siete lì apposta”.

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