Il nuovo lungomare di Livorno, la Porta a Mare, a due passi dal porto mediceo, nacque all’inizio degli anni Duemila dalle ceneri del vecchio cantiere navale, poi fallito. C’è un piccolo cantiere per yacht di lusso, della Azimut Benetti di Paolo Vitelli (tra l’altro ex senatore di Scelta Civica), ci sono i negozi, qualche supermercato. E poi c’è una parte immobiliare. Sui cartelli immobiliari affissi ai portoni si legge: “Vendesi bilocale arredato”. Oppure “Vendesi appartamento unico con grande terrazza”. Solo su un cartello c’è scritto “vendesi foresteria”. Perché in realtà le abitazioni di mattoni con i vetri colorati e le ampie terrazze dalle quali si vedono il mare e le navi, questo sono: foresterie. Cinquantadue foresterie: dovevano essere utilizzate esclusivamente da dipendenti Benetti o dagli “ospiti” delle aziende della nautica che hanno rapporti con Azimut. E invece sono state vendute anche come abitazioni. Tutto regolare, in apparenza. Tanto che i proprietari (livornesi e non) le hanno dichiarate come prima casa, hanno acceso i mutui, hanno preso lì la residenza.

Nei fatti, però, tutto era frutto di quella che secondo la Procura di Livorno era una lottizzazione abusiva. Il processo è morto (per ora) per la prescrizione, ma nel frattempo il Comune di Livorno va dritto con le confische: “Non vuole essere una punizione nei confronti dei compratori – spiegano dagli uffici di Palazzo Civico – ma è semplicemente il tentativo di riportare in legalità quella che è una difformità rispetto a una norma urbanistica“. Non è una punizione, ma l’effetto è quello: il provvedimento del Comune toccherà infatti anche chi, come Giovanni Oddone, ha comprato e sta affittando a dipendenti Benetti: “Il 30 luglio del 2009 mi fu inviata una mail per concordare il compromesso lo stesso pomeriggio, feci giusto in tempo a leggerlo – racconta Oddone – In questo compromesso c’era già la clausola della foresteria però durante il colloquio che ci fu nel pomeriggio, alla firma, ci fu prospettata la possibilità di rogitare come prima casa. Questo dissipò ogni dubbio”. E aggiunge: “Ci fidammo perché Poerio è una persona per la quale metterei le mani sul fuoco, ci conosciamo da più di vent’anni”. Poerio, a quel tempo, era amministratore delegato di Azimut.

Anche lui (come l’ex senatore Vitelli) fu tra i 6 imputati del processo che si aprì in tribunale. Si aprì ma si chiuse senza alcuna decisione: per diversi motivi i giudici disposero cinque rinvii in quindici mesi senza nemmeno aprire il dibattimento. La prima udienza “vera” fu il 10 maggio scorso: il tempo di costituire le parti civili, i compratori e lo stesso Comune. Dopo mezz’ora il giudice uscì dalla camera di consiglio e pronunciò la sentenza di assoluzione per tutti gli imputati. La Procura di Livorno ha fatto appello puntando sul fatto che il reato possa essere considerato permanente. Intanto però il Comune procede con le confische: “Noi non ce l’abbiamo con nessuno – dice il sindaco Filippo Nogarin – Dobbiamo però garantire che la legalità venga mantenuta sempre. Quell’area non è disponibile per una lottizzazione di civili abitazioni, perché non esistono i servizi e i sottoservizi idonei”

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