La Siae, almeno dal primo gennaio 2012, ha posto in essere un abuso di posizione dominante “articolato in una pluralità di condotte complessivamente finalizzate a escludere i concorrenti dai mercati relativi ai servizi di gestione dei diritti d’autore nonché a impedire il ricorso all’autoproduzione da parte dei titolari dei diritti”. E’ quanto accertato dall’Antitrust con provvedimento del 25 settembre scorso. L’Authority aveva aperto l’istruttoria nel 2017 dopo le segnalazioni di alcuni nuovi operatori del settore, in particolare Soundreef e Innovaetica.

Secondo l’Autorità le condotte contestate nel provvedimento costituiscono una complessa strategia escludente che ha determinato, attraverso la “pervicace affermazione di un monopolio non supportato dalla normativa, la compromissione del diritto di scelta dell’autore e la preclusione all’offerta dei servizi di gestione dei diritti d’autore da parte dei concorrenti”.

In particolare, “le condotte attraverso le quali Siae ha attuato la propria strategia escludente riguardano l’imposizione di vincoli nell’offerta di servizi diversi tali da ricomprendere nel mandato relativo allo svolgimento dei servizi rientranti nella riserva legale esclusiva vigente fino al 15 ottobre 2017 anche servizi suscettibili di essere erogati in concorrenza, ostacolando la libertà dei titolari del diritto d’autore di gestire i propri diritti al momento dell’attribuzione, della limitazione o della revoca del mandato; l’imposizione di vincoli volti ad assicurare alla Siae la gestione dei diritti d’autore dei titolari non iscritti alla Siae, anche persino là dove questi ultimi avevano espressamente manifestato la volontà di non avvalersi dei servizi da essa erogati; l’imposizione di ostacoli nella stipulazione da parte degli utilizzatori – in particolare, emittenti TV nazionali e organizzatori di concerti live – di altri contratti di licenza d’uso delle opere con i concorrenti della Siae; l’esclusione dei concorrenti dai mercati relativi alla gestione dei diritti d’autore di repertori esteri”.

L’Autorità ha ordinato alla Siae di porre immediatamente fine ai comportamenti distorsivi della concorrenza accertati e di astenersi in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi. Inoltre ha irrogato una sanzione pecuniaria simbolica di 1000 euro “in ragione del contesto entro cui si è realizzata la complessa strategia escludente accertata e, in particolare, il fatto che le condotte abusive sono state realizzate dalla Siae in mercati caratterizzati da una stretta contiguità con gli ambiti coperti dalla riserva vigente fino al 15 ottobre 2017, nonché della specificità e complessità della fattispecie di cui si tratta”.

La Siae ha risposto sostenendo che “sebbene accompagnato da una sanzione simbolica di 1000 euro, è un provvedimento che non trova giustificazione nelle norme”. “Leggeremo e valuteremo con grande attenzione il testo”, si legge in una nota dove Siae si dice “certa di poter dimostrare che nessuna violazione o abuso abbia avuto luogo e che il suo operato è stato sempre rispettoso della Legge sul diritto d’autore e delle norme in generale, anche in materia di concorrenza”. “La Società Italiana degli Autori ed Editori ha mantenuto negli anni una leadership soprattutto grazie alla propria capacità di fornire servizi innovativi, conquistando la fiducia dei propri associati e degli utilizzatori dei suoi repertori”, conclude il comunicato.

“Siamo felicissimi per la decisione appena espressa dall’Antitrust che, di fatto, ristabilisce giustizia nel mondo del diritto d’autore”, ha commentato invece Davide D’Atri, ad di Soundreef. “Così come affermato dall’Autorità, Siae dovrà porre immediatamente fine ai comportamenti distorsivi della concorrenza accertati e astenersi in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Ubi Banca, al processo si decide se il grande accusatore sarà parte civile. Il giallo della sua lettera con richiesta danni

prev
Articolo Successivo

Buoni del Tesoro, Italia e Grecia sempre più vicine (e non è bene). Ad Atene le banche hanno paura del “virus italiano”

next