Attorno a Ubi Banca il clima è tutto fuorché sereno. L’istituto, i suoi vertici e il banchiere Giovanni Bazoli sono sotto processo per ostacolo agli organismi di vigilanza e per indebite influenze sull’assemblea del 2013 che portò la lista sostenuta dalle due associazioni, la bergamasca Amici di Ubi Banca e la bresciana Associazione banca lombarda e piemontese, a ottenere la maggioranza dei voti e a nominare Andrea Moltrasio alla presidenza del Consiglio di sorveglianza della banca. Nei giorni scorsi si è svolta un’assemblea che ha deliberato a maggioranza “bulgara” (99,86% di voti favorevoli) il cambio di governance e l’adozione del modello monistico con un cda unico composto da 15 membri, due terzi dei quali dovranno essere indipendenti e con una presenza in cda garantita per le liste di minoranza che potranno avere fino a 3 consiglieri. Un modello di governance più adeguato agli standard internazionali e che entrerà in funzione la primavera prossima con il rinnovo dei vertici dell’istituto.

Nonostante il voto “bulgaro”, all’assemblea non sono mancate le scintille tra il presidente dell’associazione Azionisti Ubi, Giorgio Jannone – le cui denunce hanno spinto autorità di controllo e magistratura a indagare sull’istituto – e il presidente del Consiglio di sorveglianza di Ubi Banca nonché imputato, Andrea Moltrasio, che ha accusato Jannone di aver costretto la magistratura “a fare indagini per accuse false, tutte archiviate”. Parole che danno un’idea del clima che si respira intorno al processo di Bergamo (esso stesso dimostrazione tangibile che non tutte le accuse sono state archiviate), che nell’udienza di venerdì 26 ottobre deciderà in merito alle richieste di costituzione di parte civile, tra cui quella di Jannone.

Proprio in vista dell’udienza si è sviluppato un piccolo giallo riguardo a una lettera di diffida e messa in mora che Jannone avrebbe inviato alla banca nel giugno 2017. Il giallo è sul contenuto della missiva: secondo quanto ilfattoquotidiano.it è in grado di ricostruire, nelle 25 pagine della lettera Jannone chiede per mezzo del suo avvocato Stefania Botti il risarcimento dei danni subiti a seguito della sua mancata elezione a presidente del Consiglio di sorveglianza di Ubi Banca all’assemblea del 20 aprile 2013. Elezione che, a suo dire, sarebbe stata certa se le norme statutarie e di legge fossero state rispettate, poiché i comportamenti messi in atto da esponenti e vertici della banca per ottenere la maggioranza dei voti (comportamenti e atti che oggi sono oggetto di valutazione processuale a Bergamo) avrebbero comportato l’esclusione dalla votazione della lista Moltrasio e della lista “Ubi, banca popolare!”. In quest’ottica, l’unica lista che avrebbe potuto essere ammessa alla votazione assembleare dell’aprile 2013 era quella proposta dallo stesso Jannone, candidato alla presidenza del Consiglio di sorveglianza e sicuramente eletto in quanto unico candidato. Un ragionamento che avrebbe portato Jannone a quantificare in non meno di 3 milioni i danni subiti.

Interpellato telefonicamente, Jannone però nega che in quella lettera si chiedano i danni alla banca per la sua mancata elezione, e tiene a precisare che la questione dell’assemblea del 2013 è solo un elemento e neanche il più importante delle contestazioni da lui mosse all’intera gestione dell’istituto, pure riportate nell’ambito della missiva del giugno 2017 che sarebbe stata inviata al solo scopo di evitare la prescrizione, tant’è che, rivendica, un’azione risarcitoria nei confronti della banca non è ancora stata avviata. Secondo l’ex parlamentare di Forza Italia, la questione della lettera torna a galla per tentare di gettare discredito sulla sua persona in vista della decisione sulle costituzioni di parte civile al processo. Ma per togliere ogni sospetto di secondo fini a Jannone basterebbe rendere pubblica la lettera, cosa che però ha scelto di non fare. Per contro l’ex parlamentare ribadisce come buona parte delle questioni da lui sollevate all’ultima assemblea – quella che ha deliberato il cambio di governance di Ubi Banca – non abbiano ottenuto risposta alcuna dai vertici dell’istituto che peraltro corre il rischio di subire severe sanzioni da parte della Bce in seguito alle risultanze ispettive. Il livello dello scontro resta dunque altissimo e sarà interessante vedere cosa accadrà a primavera in occasione dell’assemblea per il rinnovo delle cariche sociali.