di Alessio Ciacci *

Nei giorni scorsi la Regione Toscana ha certificato i dati della raccolta differenziata di tutti i Comuni per l’anno 2017. I dati sono tutt’altro che positivi. A partire da Firenze dove si raggiunge un misero 50,8% quando dal 2012 si sarebbe dovuta raggiungere per legge la quota del 65%. Un pessimo risultato per la giunta guidata da Dario Nardella e che costringe fiorentini e imprese del territorio a sborsare tutti gli anni una tassa suppletiva – la cosiddetta ecotassa – per circa 400 mila euro.

Nessuna sorpresa visto il modello di raccolta dei rifiuti organizzato nel capoluogo non spinge adeguatamente per una corretta separazione degli scarti e, come in tutte le città con i cassonetti stradali, comporta un alto tasso di produzione. Firenze produce infatti 237 mila tonnellate di scarti, pari a 622 kg ad abitante l’anno.

Se Firenze piange il resto della Toscana non ride. Complessivamente la raccolta differenziata sale di soli 3 punti percentuali arrivando al 53,8%.

Ma esistono alternative alla pessima gestione attuale? Sono praticabili in città di queste dimensioni? Con quali livello di costo? E come si può smontare la retorica smart di amministrazioni molto brave a comunicare risultati che non ci sono?

Ormai i casi virtuosi nella corretta gestione dei rifiuti urbani sono innumerevoli. Anche in Toscana paradossalmente, e non a caso le eccellenze hanno abbandonato il sistema di raccolta a cassonetto per passare alla più efficiente raccolta domiciliare.

Si passa dai comuni di periferia (Capannori, 46 mila abitanti è risultato ancora il primo comune toscano con l’88%), ai piccoli centri (Empoli è all’82%) fino alle città (Prato è al 72%, Lucca al 78%, Viareggio al 68%). Per non parlare dei casi più virtuosi a livello nazionale che ad esempio vedono la città di Treviso all’85% e con le tariffe tra le più basse d’Italia. Non a caso anche Capannori ha le tariffe tra le più basse della Toscana. Anche la città di Milano, che rispetto a Firenze ha circa un milione di abitanti in più, sta passando alla raccolta domiciliare ed infatti ha raggiunto il 60% di raccolta differenziata.

Un altro dato è interessante analizzare, ovvero la produzione dei rifiuti. Ogni modello di raccolta porta con sé non solo conseguenti dati diversi sulle raccolte differenziate ma anche sulla produzione stessa di rifiuti. Il sistema di raccolta con cassonetti stradali non permette di raggiungere alte percentuali di raccolte differenziate e comporta una produzione di rifiuti notevolmente maggiore. Se vediamo infatti i dati di Prato con la raccolta domiciliare non solo è impennata la quota di scarti inviata a selezione e riciclo ma è anche diminuita la produzione dei rifiuti passando da 704 kg/ab/anno a 584. Dati simili si sono verificati a Viareggio, Lucca, Empoli e tutte le città che hanno fatto questa scelta.

Una scelta, quello del superamento del sistema di raccolta a cassonetto, sempre più obbligata anche a livello normativo. Con la nuova direttiva europea sull’economia circolare, che dovrà essere recepita entro il luglio 2020, i limiti di legge oggi al 65% minimo di raccolta differenziata verranno infatti sicuramente rivisti al rialzo. Non può che passare da questi percorsi la strada per costruire città più sostenibili, servizi di qualità, una politica attenta al futuro.

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Pubblicato da Mamme No Inceneritore su Mercoledì 17 ottobre 2018

* già Assessore all’Ambiente di Capannori, Presidente di Acsel SpA