Se Mark Zuckerberg venisse “buttato fuori” da Facebook avreste più fiducia nel suo social network? È la domanda che ci stiamo ponendo tutti all’indomani della decisione di alcuni importanti investitori di Facebook di chiedere alla prossima riunione annuale degli azionisti di togliere a Zuckerberg il ruolo di Presidente del Consiglio di Amministrazione.

Stando al Wall Street Journal che ha battuto per primo la notizia, il motivo dichiarato è che la reputazione di Facebook è a rischio, minata dallo scandalo Cambridge Analytica che ha scoperchiato un vero vaso di Pandora, rivelando tali e tante violazioni della sicurezza da portare anche gli utenti più fiduciosi ad essere scettici.

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La richiesta di deporre Zuckerberg proviene da Scott Stringer, controller del fondo pensione della città di New York che vale 160 milioni di dollari, e ha subito raccolto l’appoggio di Illinois, Rhode Island e Pennsylvania, oltre che del potentissimo fondo Trillium Asset Management. Pesci molto grossi, ma che al momento hanno denti poco affilati. La stampa internazionale infatti sottolinea come la loro richiesta sia un atto simbolico, più che una dichiarazione fattiva di guerra vera.

Il fatto è che Mark Zuckerberg (quarto uomo più ricco del pianeta secondo Forbes) detiene il controllo assoluto del Consiglio di Amministrazione con circa il 60% dei diritti di voto. Non a caso in passato c’erano già state iniziative simili e nessuna ha avuto successo.

Più che preoccuparsi per Zuckerberg, quindi, questa iniziativa dovrebbe far riflettere su altro. Fuori lui, le aziende e le persone potranno di nuovo avere la stessa fiducia di “prima”? Secondo il grande accusatore Stinger, “un presidente del CdA indipendente è essenziale per far uscire Facebook da questa situazione e per ristabilire la fiducia sia tra gli americani che tra gli investitori”.

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Però è da ricordare che quello che è successo con Facebook non è circoscritto a Facebook. Google ha dovuto chiudere i battenti di Google Plus per avere messo a rischio i dati di 500 mila persone; nel 2013 sono stati violati tre miliardi di account di Yahoo. Senza chiamare in causa ogni singolo caso (e sono tanti), a chi segue la cronaca informatica viene il sospetto che la sicurezza e la tutela dei dati faccia acqua da troppe parti. E che un solo cerotto (le dimissioni di Zuckerberg) non possa rattoppare tutte le falle.

Certo, darà la soddisfazione di poter incolpare qualcuno, potrebbe dare la sensazione di avere risolto il problema. Ma gli scandali ci sono stati anche dove Zuckerberg non ha lo zampino. La sicurezza è stata sottovalutata troppo a lungo sia da chi doveva garantirla, sia da chi doveva pretenderla, ossia noi. Forse è ora di pensarci.

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