Per ottenere il contributo regionale sull’acquisto di testi scolastici, gli alunni stranieri devono presentare, oltre alla certificazione Isee, un certificato sul possesso di immobili o percezione di redditi all’estero rilasciato dalle autorità del Paese di provenienza. Dopo il caso Lodi, dove il Comune ha chiesto un documento aggiuntivo a chi non è italiano per ottenere le agevolazioni su mensa scolastica e scuola bus, si scopre che anche la Regione Veneto del leghista Luca Zaia ha introdotto una norma simile nelle “istruzioni per il richiedente” rilasciate a settembre sul sito internet per la compilazione della richiesta. Norma che però non è presente né nella delibera di Giunta né nel bando per la concessione di contributi.

Il Partito democratico ha sollevato la questione in un’interrogazione alla Giunta regionale che chiede la proroga del termine di presentazione delle domande, fissata a mezzogiorno di oggi, lunedì 15 ottobre. “La Giunta – si legge nell’interrogazione che ha come primi firmatari i consiglieri Francesca Zottis e Claudio Sinigaglia – faccia chiarezza sui contributi per il buono libri: la documentazione richiesta ai cittadini non comunitari sta provocando ritardi e disagi“.

Il provvedimento della sindaca leghista di Lodi, Sara Casanova, aveva portato nei giorni scorsi alla reazione di oltre 2mila persone che hanno deciso di coprire di tasca propria, con una donazione, i costi necessari per garantire l’accesso ai servizi scolastici ai bambini stranieri (leggi il reportage di Davide Milosa). E contro la decisione del Comune si è schierato anche il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio: “I bambini non si toccano! – ha scritto su Instagram – Parlerò con il ministro Bussetti che ha già detto che si troverà una soluzione“.

Una frase distensiva era arrivata anche dall’altro vicepremier, Matteo Salvini: “Gli stranieri devono fornire documentazione del loro paese d’origine, dove magari hanno proprietà e disponibilità economiche, ma se non è possibile il Comune si fiderà della buona fede“. Il provvedimento del Comune di Lodi costringe infatti le famiglie straniere a fornire un documento del Paese d’origine che, come raccontato da un servizio di Piazzapulita, è molto difficile da reperire, soprattutto in alcuni Stati africani e sudamericani. E non sempre è sufficiente per ottenere la tariffa agevolata, legata al reddito dichiarato in Italia, per mensa e scuolabus.

Rispetto alla certificazione richiesta dal Veneto ai cittadini non comunitari, spiegano Zottis e Sinigaglia, “è un passaggio obbligatorio che compare solo nelle istruzioni delle procedure web per la validazione delle domande alla Regione”. “Tuttavia la documentazione non serve in presenza di un’apposita convenzione tra l’Italia e lo stato di provenienza: bastano delle semplici dichiarazioni sostitutive. Ma le amministrazioni locali neanche sanno quali sono i Paesi con cui sono stati firmati questi accordi, oltre ad aver scoperto in ritardo la necessità di un ulteriore passaggio in quanto non c’era alcuna traccia nel bando”, denunciano i consiglieri Pd. “Non si può scaricare ulteriori incombenze e responsabilità sui Comuni. Senza considerare – concludono – che si rischia di tagliar fuori dai contributi una buona fetta di cittadini non comunitari che invece avrebbe bisogno di un sostegno“.