Una catena della grande distribuzione internazionale dell’arredo come Ikea sta ragionando sulla possibilità di noleggio e/o leasing dei mobili. Al di là delle valutazioni sulla strategia di chi in verità ha profondamente rinnovato nei decenni, a cominciare dal nostro paese, il concetto e il modello di produzione ma soprattutto di distribuzione nel settore (mettendo, come è noto, in forte difficoltà le imprese nostrane); al di là della – in questa sede irrilevante – questione “filosofica” del “valore” assoluto, relativo o inesistente del mobile Ikea, oppure se la sua produzione sia etichettabile come “di design”, interessa lo spunto per riflettere sulle trasformazioni dei modi del consumo, del nostro rapporto con le “merci”, profondamente segnato dalla nuova condizione tecnologica, digitale e immateriale.

Jasper Brodin, ad di Ikea, sostiene che neonomadi, giovani, studenti e popolazione in movimento, sempre più urbana, possono necessitare (più che o assieme a sempre nuovi mobili) di un diverso servizio, che guarda al consumo temporaneo e, perché no, alle variazioni delle mode e dei gusti che toccano anche l’arredo, ma soprattutto deve tenere conto di nuove forme di comportamenti e stili di vita. Concetti come noleggio o leasing, in senso più ampio quanto è configurabile come sharing, che segue cioè logiche di condivisione, in relazione alla temporaneità dell’utilizzo, più che di possesso, appare fortemente attrattivo rispetto alle abitudini e scelte non solo delle nuove generazioni. Molte new e net company vivono naturalmente in questa condizione; vi sono approdati, ad esempio, i servizi di noleggio di auto o bici e molto altro potrebbe essere fatto.

Nei settori imprenditoriali più “tradizionali” è sempre stata più faticosa la riflessione su questo tipo di nuovi modelli di business (che passano da prodotto a servizi), sulla relazione fra sistemi tecnologici e progettazione human design driven, che guarda cioè alle necessità e ai modi di fruizione for all, innanzitutto dal punto di visto della accessibilità e fruibilità fisica, e poi economica e socio-culturale per tutti, fino alla questione della sostenibilità nella riduzione di produzione-consumo frequente, usa e getta, delle merci.

Da sempre Ikea parla di design democratico; oggi la frontiera della democrazia delle merci, ma anche dei comportamenti e delle scelte, si va orientando, più o meno coscientemente e deliberatamente, anche verso nuovi valori: parole come connected, sharing e open sembrano incisive e condivise.