Non ho resistito. Ore 16,10, primo spettacolo, cinema Filangeri di Napoli, sto per godermi L’amica geniale. Visione speciale delle prime due puntate. Mi aspettavo la ressa. Invece c’erano quattro gatti. Vuoi per il “prezzo speciale” di 12 euro, vuoi perché saranno trasmessi in tv, dunque perché pagare quello che posso vedere gratis a fine mese. Mi è piaciuta la quadrilogia, mi è piaciuta la versione cine-televisiva. Ricostruzione perfetta della Napoli degli anni ’50, figlia e genitrice di miseria nera, la macchina da presa al posto della penna. Unico artificio concesso al copione: i personaggi parlano in dialetto stretto (e sono sottotitolati) lì dove la Ferrante per i dialoghi usa l’italiano corrente con qualche incursione dialettale. La Ferrante ha contribuito alla sceneggiatura, via e-mail, per continuare a nascondere la sua identità che ormai è diventato il segreto di pulcinella. Tutti sanno chi è ma si fa finta che nessuno lo sappia. Il regista è Saverio Costanzo, figlio di Maurizio, il produttore è Lorenzo Mieli, figlio di Paolo. Figli d’arte si nasce, ma loro hanno dimostrato di essere capaci. Geniale l’operazione multimediatica: la serie televisiva sarà venduta in tutto il mondo.

Napoli ha un’esplosione di creatività strepitosa, in pochi anni ha partorito Saviano (Gomorra), la Ferrante (L’amica geniale), Maurizio De Giovanni (Il Commissario Ricciardi e I Bastardi di Pizzofalcone), scrittori dal successo planetario. Non si è mai visto niente di simile in nessun’altra città. Stiamo diventando la Parigi del terzo millennio. Quando la Ville Lumière, tra fine Ottocento e i primi del Novecento, illuminava il mondo. Flash Back: Napoli del dopoguerra, ferita a morte. Quella Napoli degli straccioni, dei vicoli, del contrabbando, ha visto nascere un exploit di grandi scrittori: Eduardo De Filippo, Annamaria Ortese, Domenico Rea, Raffaele La Capria, ma i tempi non erano tali da garantirgli successi planetari. Adesso Napoli nell’era della globalizzazione ha garantito ai Magnifici Tre, Ferrante, De Giovanni, Saviano, una visibilità stratosferica. Piaccia o no a quegli intellettuali ‘rosiconi’ che storcono il naso. E i tour operator portano a spasso i turisti nel vicolame della Napoli nuovo format letterario. Tra panni appesi e ‘na sfugliatella.

Per non parlare dei registi: Paolo Sorrentino, premio Oscar per La Grande Bellezza e Mario Martone (attesissimo il suo “Capri Revolution”, presentato a Venezia) a cui il Madre, museo di arte contemporanea tra i più importanti al mondo, ha dedicato una retrospettiva per i suoi 40 anni di carriera. Fortemente voluta, senza se e senza ma, da Laura Valente, neo Presidente della Fondazione Donnaregina. Per non parlare della genialità musicale: si è appena concluso sotto la direzione del maestro Michele Campanella il Festival Spinacorona, passeggiate musicali per luoghi inediti della città, voluto dal filosofo, assessore alla Cultura, Nino Daniele, a tutti i costi. E intanto il costo se lo è sobbarcato la Fondazione Festival Pucciniano, ricco (beato lui) di sponsor. Suggestiva la metafora: Come l’acqua sgorga dal seno della sirena Spina Corona, irrorando di vita la città così la musica nutrirà l’animo di chi accoglierà…

Adesso occhi e riflettori sono puntati su Cravattari, termine con cui si chiamano in gergo gli usurai, il dramma teatrale pieno di pathos di Fortunato Calvino che, dopo un migliaio di repliche in giro per l’Italia, il 4 ottobre debutta versione cinematografica proprio al Teatro Mercadante. Colonna musicale che ruba l’anima di Enzo Gragnaniello, quasi da non far rimpiangere Pino Daniele. Intanto all’Università di Liége in Belgio La Camorra napolitaine dans l’oeuvre de Fortunato Calvino, diventa materia di laurea. Aspettando, perché no, un qualche benefattore che ci faccia pure una serie televisiva. Sorride Nino Daniele: “Napoli è diventata un brand. Abbiamo la lista d’attesa di gente, la più svariata, che ci chiede la cittadinanza onoraria”.
Per poter dire: Simm’e e napule paisà.

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