di Massimo Arcangeli e Sandro Mariani

Quando quelli da assoggettare erano gli abissini

Sono tornati, anche se in realtà non se ne sono mai andati. Si divertono a fare i colonizzatori, ambientando i loro giochi nei possedimenti occidentali al tempo delle scoperte geografiche. Passatempi simili a quelli cui facevano da sfondo, durante il Ventennio, le colonie italiane. Come il gioco di percorso in fig. 1, una versione del gioco dell’oca per la conquista dell’Abissinia. La città di partenza è Asmara, l’agognato traguardo è Addis Abeba. Una ludica avventura fascista da consumarsi in 68 caselle.

Fig. 1 – Gioco da tavolo pubblicato (1936) dalla genovese Sutter

Quello di cui stiamo per parlare l’abbiamo visto giocare alla 24° edizione del Romics (4-7 ottobre 2018). Il nome del gioco (da tavolo), un tipico rappresentante del genere gestionale, è tutto un programma: Santa Maria. E qualora non fosse ancora chiaro di cosa stiamo parlando, a evocare le imprese spagnole nel Nuovo Continente, insieme alla nave ammiraglia delle tre caravelle di Cristoforo Colombo, ci pensa il conquistador dalla barba bianca schiaffato sulla scatola (fig. 2). Con il suo cannocchiale “d’ordinanza”, gli stivaloni alti, un mantello azzurro e un bell’elmo piumato, dalla caratteristica cresta metallica, avrà provocato l’ennesimo travaso di bile ai moralizzatori del politicamente corretto.

Fig. 2

Intanto negli Usa, col dilagare delle manifestazioni di protesta contro il suprematismo bianco e contro ogni forma di discriminazione su base etnica, vengono abbattute, decapitate, imbrattate un po’ ovunque statue dedicate al colonialista Colombo, torturatore e sterminatore di popolazioni pacifiche e distruttore delle loro civiltà. È accaduto a Houston, a Detroit, a New York e anche altrove. Al monumento eretto per il navigatore ed esploratore genovese a Columbus Circle, nel cuore di Manhattan, in un primo tempo indicato dal sindaco della Grande Mela, Bill De Blasio, fra quelli da rimuovere, se ne affiancherà presto un secondo, dedicato ai nativi americani per compensarne l’oppressione subita. E nel 2017 Los Angeles, preceduta da altre città statunitensi, ha abolito il Columbus Day, la ricorrenza che molti americani festeggiano da lungo tempo, il secondo lunedì del mese di ottobre, per celebrare l’approdo di Colombo al Nuovo Mondo, nell’isola di San Salvador, il 12 ottobre 1492.

Piccoli coloni nell’età dei millennial

Santa Maria, ideato dai norvegesi Eilif Svensson e Kristian Amundsen Østby e prodotto dalla Aporta Games, editrice anch’essa norvegese (in Italia lo pubblica Dal Tenda), si gioca con 24 dadi, 12 bianchi e 12 blu. Puoi esplorare l’isola dove hai deciso di impiantare la tua colonia o convertirne gli indigeni, a seconda del tracciato che avrai deciso di intraprendere (il primo è il percorso Conquistador, il secondo è il percorso Religione) e le risorse alle quali hai possibilità di attingere sono il grano, lo zucchero, il legname, le pietre preziose e l’oro (quest’ultimo funge da jolly).

La dotazione comprende, oltre ai dadi e a 60 segnalini “risorse” (12 per ciascuna delle cinque indicate): un tabellone condiviso (fig. 3); un segnalino “anno”; 4 plance da distribuire in avvio di partita ai giocatori (una per ciascuno), quattro al massimo, recanti una griglia 6×6 con alcune caselle prestampate già riempite (dalla presenza di edifici da rendere attivi, identici per tutti su un lato e diversi da giocatore a giocatore sull’altro) e le altre da riempire con le varie tessere; 34 tessere per le spedizioni marine (4 sono di partenza), 30 tessere per l’ampliamento della propria colonia, 24 tessere “monaco”, 6 tessere “vescovo”, 10 tessere “studioso”, 4 tessere “municipio”, 3 tessere “strada”; 50 monete di tre differenti tagli (1, 2 o 3); 72 gettoni “felicità” di valore 1, 3, 10, 30 o 100 (che contribuiscono in modo sensibile alla vittoria finale).

Fig. 3 e 4 – La scheda personale, con la griglia 6×6 (a destra il porto con
quattro moli, il magazzino con le cinque risorse, il deposito per il denaro, lo spazio riservato ai punti felicità).

Vince chi riesce a realizzare nel suo insediamento, lungo l’arco di tre anni e col prezioso aiuto dei monaci, la colonia più felice. Si può decidere di costruire o rendere abitabili vari edifici, di vendere o sfruttare le risorse di cui si dispone, di spedirle via mare o di fare diverse altre cose. Vi consigliamo, se volete giocare a Santa Maria, di affrettarvi (coi tempi che corrono, di montante neopuritanesimo, non si sa mai). E, se gradite, date magari anche un’occhiata al video che abbiamo girato per voi al Romics.

 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Cultura 2030, a Montecitorio due giorni di presentazione dello studio sul sapere nel prossimo decennio

prev
Articolo Successivo

‘In viaggio con i maestri’ ci ricorda che ognuno ha il proprio punto di riferimento

next