Una nuova operazione di stimolo monetario, sul modello di quelle – “Operation twist” – messe in campo dalla Fed nel 1961 e nel 2011 per stabilizzare il mercato dei titoli di Stato. E’ questo, secondo il sito specializzato Market News, il piano allo studio della Banca centrale europea per continuare a calmierare gli spread dopo la fine del quantitative easing, il programma di acquisto di bond iniziato nel marzo 2015 e ora in fase di conclusione (dall’1 ottobre la spesa mensile è dimezzata e nel 2019 gli acquisti si esauriranno). L’indiscrezione emerge nei giorni in cui è tornata a salire la tensione sui BtpSecondo diversi quotidiani sono due giorni fa il numero uno dell’Eurotower Mario Draghi ha incontrato al Quirinale il capo dello Stato Sergio Mattarella e gli ha espresso preoccupazione per la “sottovalutazione del contesto in cui il governo sta scrivendo la manovra” visto che “l’ombrello” del qe si sta chiudendo.

Secondo Market News, l’istituzione di Francoforte sta studiando dunque l’opportunità di emulare l’omologa statunitense che sette anni fa ha venduto 400 miliardi di dollari di titoli a breve termine e ha usato i proventi per riacquistarne altri a scadenza più lunga riducendo così i tassi e stimolando l’economia. Un intervento che nel caso europeo verrebbe applicato ai 2,6 trilioni di euro di obbligazioni nel bilancio della Bce. Il tutto comporterebbe anche un rinvio di eventuali rialzi dei tassi, che sarebbero il primo passo di una svolta di politica monetaria in senso restrittivo ma appaiono improbabili in uno scenario di rallentamento della crescita globale e dell’Eurozona. Lo scorso aprile anche gli analisti di Bank of America avevano ventilato l’ipotesi di un’operazione del genere sul portafoglio titoli della Bce per tenere bassi i differenziali e evitare il caos sul mercato dei bond.

Dal prossimo anno, se il qe venisse meno senza l’attivazione di nuovi strumenti, l’unico “scudo” disponibile per un Paese europeo che finisca sotto attacco della speculazione sarebbero le cosiddette “Outright monetary transactions” annunciate da Draghi nel 2012 durante il famoso discorso sul “whatever it takes” e mai utilizzate: si tratta dell’acquisto diretto da parte della Bce di titoli di stato a breve termine emessi dallo Stato in difficoltà, che però per accedervi deve concordare una sorta di memorandum con il Meccanismo europeo di stabilità. Di fatto un commissariamento.