Dieci miliardi per il reddito di cittadinanza. No otto, forse nove. Sulle cifre della manovra e in particolare per le misure più care ai due vicepremier, dopo il vertice a Palazzo Chigi con il ritocco alla Nota di aggiornamento al Def che lascia il deficit/pil al 2,4% per il solo 2019 si scatena una guerra di cifre sulle risorse disponibili per le misure simbolo di Lega e M5s. Il documento non è ancora stato inviato alle Camere, che entro il 10 ottobre devono votare le risoluzioni e autorizzare lo scostamento dal deficit previsto in precedenza. Nel pomeriggio, parlando al Senato, Luigi Di Maio ha detto che arriverà “credo in giornata” e “ci saranno i 10 miliardi per il reddito di cittadinanza, i 7 miliardi per la legge Fornero, il miliardo e mezzo per i truffati delle banche. Ci saranno tutte le misure e i soldi per realizzare tutte le misure che abbiamo promesso”.

Salvini: “8 miliardi per il reddito”. M5s: “No, sono 9” – In mattinata Matteo Salvini aveva spiegato che “se la matematica non è un’opinione, se ci sono 7-8 miliardi per la Fornero, ce ne sono 8 per il reddito“. In sostanza, per le due misure principali (reddito e quota 100 per andare in pensione) il totale fa 16 miliardi. Al netto però, è una delle ipotesi, dei fondi attualmente stanziati per il Rei che verranno dirottati sul reddito. “Ma in questa cifra ci saranno anche l’aumento delle pensioni di invalidità, il quoziente familiare, un premio alle famiglie numerose con contributo alla natalità”, insiste parlando a Radio Anch’io. Il M5s dal canto suo ribadisce che per il reddito ci sono 10 miliardi: 9 per la misura in sé più uno per la riforma dei centri per l’impiego. “Era mattino presto e forse si è confuso – risponde a Salvini il sottosegretario agli Affari regionali Stefano Buffagni (M5s) – Ho davanti la tabella delle cifre aggiornata e, d’accordo con i nostri partner di governo, abbiamo stanziato 9 miliardi più uno per il reddito di cittadinanza”.
“La misura messa in piedi prevede che tutta la platea abbia il reddito di cittadinanza e che si superi la legge Fornero con quota 100 vera. Si sta giocando coi numeri ma i soldi per tutte le misure ci sono”, sostiene Luigi Di Maio a Radio Radicale. Intanto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, torna a criticare l’idea stessa del reddito dicendo che “non è trasferendo risorse da chi lavora a chi non lavora che si sostiene la crescita, mentre è sicuro che con maggiore crescita aumentano le pensioni”. Quanto alla quota 100, “nella storia italiana più prepensionamenti sono sempre andati di pari passo con più disoccupazione giovanile. Peraltro nel settore pubblico per sostituire i lavoratori che vanno in pensione ci vuole molto tempo, perché i concorsi pubblici a volte impiegano anni a concludersi”.

Giallo sulla tabella che stanzia solo 5,2 miliardi per la quota 100 e 9 per il reddito – Lo scontro tra i gialloverdi poi si è arricchito di un altro capitolo. All’agenzia AdnKronos è stata allungata una tabella che attribuisce 5,2 miliardi nel 2019 all’avvio di “quota 100” per superare la legge Fornero, dotazione che sale a 7 miliardi nel 2020 e nel 2021. Su questa tabella, precisano fonti M5s all’AdnKronos, si è chiuso l’accordo di ieri a Palazzo Chigi. L’effetto sarebbe che la riforma partirebbe da aprile e non da gennaio. Tutto chiaro? Nient’affatto: “Dispiace – replica il viceministro (leghista) dell’Economia Massimo Garavaglia – che esponenti degli alleati di governo vadano in giro con tabelle non ufficiali e che sono mere simulazioni. Confermiamo che la quota 100 per le pensioni partirà al massimo entro il mese di febbraio, anche se faremo di tutto per renderla operativa già dal 1 gennaio 2019, e che prevede una spesa di 7 miliardi di euro per il prossimo anno”.
Nella tabella in mano all’AdnKronos al reddito di cittadinanza vengono assegnati 9 miliardi. Confermati per tutto l’arco del triennio. A questi va aggiunto un miliardo da destinare alla riforma dei centri per l’impiego. Ci sono poi fondi “fuori tabella” come le risorse per le assunzioni delle forze dell’ordine e il fondo per i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche, che secondo il sottosegretario M5s Buffagni sarà alimentato con parte dei ricavi dell’asta 5GAnche quei soldi arriveranno a partire dall’1 aprile 2019, ha anticipato il sottosegretario al Mef Massimo Bitonci.

Attesa per il tasso di crescita del pil. “Sarà all’1,5%” – Sul fronte flat tax, si parla di 594 milioni nel primo anno, per poi salire a 1,7 miliardi nel 2020 e 2,2 nel 2021. Intanto è ancora punto di domanda sulla previsione di crescita del pil, che mercoledì sera non è stata comunicata. Secondo Il Sole 24 Ore il tasso sarà fissato per il 2019 all’1,5%, un decimale in meno rispetto a quanto annunciato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria solo domenica scorsa. Il quotidiano di Confindustria dà anche conto del fatto che non ci sarà la clausola di salvaguardia sulla spesa di cui aveva parlato lo stesso Tria.
Poi c’è il piano politico, la sfida che si apre con l’inizio del percorso del Def e della legge di Bilancio e il confronto con Bruxelles. Di Maio nega che il ministro dell’Economia sia a rischio di sostituzione: “Non c’è nessuna ipotesi di cambio di questa squadra, squadra che vince non si cambia”. E adesso, aggiunge, “può partire una seria e sana interlocuzione con la Commissione europea per arrivare a un buon esito. Questa legge di Bilancio è equilibrata e non fa niente di strano rispetto ad altri governi che in passato hanno fatto il 2,5 o altro”. Non appena il testo del Def sarà recepito da Bruxelles e dal Parlamento (“Lo abbiamo già inviato”, afferma Di Maio), inizierà l’esame delle cifre, che porterà a fine ottobre al primo giudizio dell’Ue. Ma si aprirà anche un nuovo capitolo nelle trattative del governo per il varo della manovra.

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