Sei giorni dopo l’approvazione in consiglio dei ministri la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza viene ritoccata. Resta però il capitolo principale, il numero della discordia, la cifra che ha già fatto litigare parecchio il governo con i vertici dell’Unione Europea: il rapporto tra deficit e Pil rimarrà al 2,4 per cento per il 2019. Cambia, rispetto a giovedì scorso, la previsione per gli anni successivi: anziché mantenere il 2,4, il deficit/Pil scenderà al 2,1 per cento nel 2020 e all’1,8 nel 2021. Ma per la prima volta nel Def compaiono anche le voci che contraddistinguono l’azione dei due partiti di maggioranza: reddito di cittadinanza (al quale sono destinati 10 miliardi, di cui uno per la riforma per i centri per l’impiego), riforma Fornero (altri 7 miliardi), poi flat tax assunzione di 10mila unità nelle forze dell’ordine (altri 3 miliardi). “Stiamo rispettando l’impegno preannunciato – dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – E’ una manovra seria, responsabile e coraggiosa. Il nostro Paese ha bisogno di una forte crescita“. E almeno fino all’approvazione in Parlamento la manovra non cambierà più perché – dice Di Maio – è stata trasmessa al Parlamento e all’Unione Europea.  Le “concessioni” del governo all’Europa (cioè l’abbassamento delle previsioni sul deficit per il 2020 e per il 2021) potrebbero non bastare ad oliare i cardini di una trattativa che resta tutta in salita. Il problema principale, per il confronto con Bruxelles, resta infatti il deficit 2019 e quel 2,4 per cento che nei giorni scorsi non ha spaventato solo i mercati ma anche i partner dell’Eurozona e la Commissione europea. Per il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, che tiene le fila del negoziato, quel numero porta ad un peggioramento del deficit strutturale e quindi del debito e lascia intatto il rischio di una procedura per debito eccessivo, pronta a scattare in qualunque momento.

Video di Manolo Lanaro

“Canto vittoria e festeggio”, scandisce il vicepresidente Luigi Di Maio su facebook. Il balcone dei festeggiamenti è lontano perché il pressing del Quirinale – anche attraverso Conte – alla fine ha raggiunto qualche risultato. “La cosa importante è il 2019, perché qualcuno in Italia e fuori all’Italia ha provato a dirci che dovevamo abbassare il 2,4% ma io questo non lo faccio” rivendica infatti Di Maio.

Crescita è la parola chiave del ministro dell’Economia Giovanni Tria che ha sottolineato il fatto che nel triennio 2019-2021 sono previsti investimenti rispettivamente dello 0,2 per cento, dello 0,3 e dello 0,4. “Questo – rileva Tria – descrive la qualità della manovra: puntiamo ad avere gli investimenti pubblici come strumento principale per lavorare sulla crescita”. Il governo, peraltro, non ha fornito alcuna cifra sulle previsioni di crescita di cui sia il presidente del Consiglio sia il ministro hanno parlato. Conte assicura però che “il dialogo con i concessionari sarà serrato per costringerli a un piano di manutenzione molto più serio. Investiremo sulle riforme strutturali“. Materiali ma anche immateriali, sottolinea il capo del governo: “Ciò significa lavorare a tutto ciò che consentirà alla nostra economia di avere un rapporto molto più amichevole con la Pa. Lo spazzacorrotti ci consentirà di dare un forte messaggio: non vogliamo che deburocratizzazione lasci spazi a corrotti”.

Gli altri numeri macro riguardano innanzitutto il debito pubblico che da qui al 2021, dice Conte, scenderà al 126,5 per cento, quindi con una flessione di poco meno di 5 punti percentuali in tre anni. Secondo le tabelle del governo, scenderà anche il tasso di disoccupazione: “Con queste riforme – aggiunge il presidente del Consiglio abbiamo previsto che il tasso di disoccupazione, già sceso sotto il 10 per cento, tenderà ancora a scendere attestandosi attorno all’8 per cento se non al 7“. Come percorrere questa strada? Tria sottolinea che nei giorni scorsi “avevamo promesso di aumentare il tasso di crescita per eliminare il gap con l’Unione europea, che è stato dell’1 per cento l’anno da oltre 10 anni. Con questa manovra arriveremo a dimezzare il gap tra il tasso di crescita italiano e il tasso di crescita Ue nel primo anno, nel 2019″. Si tratta di un cambio di rotta delle ultime ore per lo stesso ministro dell’Economia che in giornata, intorno all’ora di pranzo, aveva spiegato che la strategia era “eliminare entro due anni il gap di crescita rispetto all’Europa”.

Ciascuno dei vicepremier, cioè ciascuno dei due leader della maggioranza parlamentare, sottolinea i temi che caratterizzano i rispettivi programmi di governo. “Pensione di cittadinanza, reddito di cittadinanza, centri per l’impiego e fondo truffati per le banche: sono le quattro misure che verranno finanziate nel 2019, 2020 e 2021 – commenta il ministro per lo Sviluppo Luigi Di Maio – Abbassiamo gli obiettivi di deficit, senza penalizzare le misure fondamentali di una legge di bilancio che per la prima volta ripaga il popolo italiano di tante ruberie e tanti sprechi”. Sempre per il lavoro, Di Maio ha annunciato un incentivo alle assunzioni con “un abbassamento dell’Ires per le imprese che investono e assumono e più stabile è il contratto, più si abbasserà l’Ires” e il rifinanziamento di “iper e super ammortamento” che erano dentro Industria 4.0 (lanciato dal ministro Carlo Calenda con i precedenti governi). Tra le altre misure decise anche la trasmissione telematica degli scontrini e una “stretta” sulle banche, attraverso un taglio delle detrazioni fiscali.

Il ministro Salvini sottolinea invece i “tre impegni che mettiamo in pratica: il superamento della Fornero, con la possibilità, non l’obbligo, di andare in pensione, con alcuni anni di anticipo senza penalizzazione, poi la flat tax fissa al 15 per cento per le partite Iva e poi un piano di assunzione straordinario per 10mila donne e uomini delle forze dell’ordine“. In particolare sulle pensioni Salvini conferma che la riforma partirà dall’inizio dell’anno. “Partiremo dall’inizio dell’anno con la piena riforma della legge Fornero. Senza penalizzazioni, senza paletti, senza limiti, senza tetto al reddito”. Le persone interessate dalla possibilità di andare in pensione saranno 400mila e secondo il governo si libereranno altrettanti posti di lavoro. “Vuol dire che 400 mila truffati da quella legge sono finalmente liberi di tornare alla vita” commenta Salvini. 

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