Il contratto di governo parla chiaramente di incentivare i veicoli ibridi ed elettrici, ma in Europa sul tema della mobilità pulita la maggioranza gialloverde si è già spaccata. Il testo votato oggi a Strasburgo che prevede di tagliare le emissioni di Co2 di nuove auto e furgoni del 40% entro il 2030, incentivando i trasporti meno inquinanti, è passato infatti con il voto favorevole dei Cinque Stelle, ma senza il sostegno degli eurodeputati leghisti. Così, se da una parte la pentastellata Eleonora Evi, tra le relatrici ombra del nuovo regolamento, lo ha definito “la storica occasione che aspettavamo”, in aula il leghista Danilo Oscar Lancini ha parlato di “obiettivi che forzano verso l’elettrico, mentre mercato e tecnologia non sono pronti”. Un’ipoteca sulle politiche che il ministero dell’Ambiente e quello dei Trasporti dovrebbero mettere in campo a favore della mobilità pulita? Vedremo, ma intanto anche il regolamento comunitario prima di diventare realtà dovrà affrontare una selva di ostacoli comunitari.

A rischio gli incentivi all’elettrico
A chi fa notare la spaccatura che si è aperta nella maggioranza a livello europeo, i 5 stelle non commentano: “Chiedete alla Lega perché hanno votato contro”. Eleonora Evi, da parte sua, sottolinea che “il sostegno dato in plenaria al provvedimento è in linea con il contratto di governo. Non entro su questioni di politica nazionale, ma in generale dico che è utile trovare meccanismi per diffondere i veicoli elettrici in Italia”. Il voto disgiunto dei due movimenti nell’aula di Strasburgo, però, non è l’unico punto critico delle promesse fatte dal nuovo governo sulla mobilità. Nel contratto presentato a maggio dall’esecutivo da una parte si parla di “progressiva riduzione dell’utilizzo di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina” anche con “l’incentivazione dei mezzi a bassissime emissioni”, ma dall’altra si prospettano misure che potrebbero depotenziare questo obiettivo tramite l’abolizione delle accise sui carburanti.

I tentativi di sabotaggio della Commissione Ue
Se questi sono gli ostacoli che le politiche per la mobilità pulita si troveranno ad affrontare in Italia, anche in Europa i sostenitori dei veicoli a ridotte emissioni avranno i loro dolori. Il testo approvato oggi dalla plenaria in Parlamento europeo, pur ridimensionato rispetto a quello votato dalla sola commissione Ambiente (lí addirittura si prevedeva una riduzione della Co2 del 45% al 2030), rimane ambizioso. È anche lontano dal risultato auspicato dall’esecutivo Juncker. Il commissario all’Energia e clima, Aries Cañete, ha ricordato in aula alla vigilia del voto la posizione conservatrice di Bruxelles rispetto al Parlamento, di solito più progressista sui temi ambientali. Cañete ha definito “realistica” la proposta iniziale della Commissione, che si limitava a un taglio del 30% della Co2 al 2030 e agitato lo spauracchio della perdita di occupazione nell’industria: “Il settore automobilistico è fondamentale, rappresenta il 4% del Pil e 12 milioni di posti di lavoro. Il ritmo della transizione è fondamentale per evitare perdita di lavoro”. Argomentazioni alla base anche di un documento inviato dalla Commissione a tutti i membri del Parlamento a pochi giorni dal voto, alla vigilia del termine ultimo per la presentazione degli emendamenti.

L’incognita del Consiglio e il no della Merkel
Ora però, dopo essere passato quasi indenne attraverso i tentativi di sabotaggio della Commissione, il testo dovrà affrontare l’aspra battaglia nel Consiglio, dove siedono i rappresentanti di tutti gli stati membri e le posizioni sono più mutevoli. Qui l’ostacolo più grosso ha le sembianze di Angela Merkel. “Gli oppositori sono i Paesi dell’Est Europa che ospitano gli stabilimenti produttivi delle auto, più la Germania. È grave che il Paese più grande d’Europa sia deciso a rimanere ancorato al passato, ma la sua posizione non sposterà gli equilibri”, dice la responsabile veicoli puliti della ong Transport&Environment, Julia Poliscanova. I governi a favore dovrebbero essere almeno 15, addirittura 19 secondo i calcoli più ottimistici: insieme a Spagna, Francia, Paesi Bassi e ai tre Paesi nordici Svezia, Danimarca e Finlandia, dovrebbe esserci anche l’Italia. Davvero la Lega, dopo aver votato contro il testo in Parlamento europeo, permetterà il via libera in Consiglio? D’altra parte però, la posizione del Partito popolare europeo di una riduzione del 35% delle emissioni al 2030, appoggiata dalla Lega ma uscita sconfitta dall’aula, potrebbe rientrare dalla finestra. “Probabilmente, dalle negoziazioni con il Consiglio uscirà fuori un target ridotto rispetto a quello proposto dal Parlamento”, aggiunge la Poliscanova. Con buona pace delle ambizioni della maggioranza dei deputati di Strasburgo e dei polmoni di tutti gli europei.