Bagno di realtà alla Camera per il presidente Roberto Fico, impegnato nel convegno “L’immigrazione come risorsa per la comunità, politiche di buona accoglienza”. Il giorno dopo l’indegno arresto del sindaco di Riace Mimmo Lucano (vedi il corsivo di Enrico Fierro sul Fatto in edicola oggi), nell’anniversario del grande naufragio di Lampedusa: 368 migranti morti il 3 ottobre 2013.

Negli stessi momenti, da un’altra parte, in periferia, nella Roma amministrata dalla sindaca Virginia Raggi (5stelle, lo stesso partito di Fico) vigili urbani e polizia procedono allo sgombero del presidio, 30 rifugiati, di via Scorticabove: ruspe e tutti in strada. Modi spicci, come piacciono all’alleato di governo, capo della Lega e vice premier Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno che, in concorso con i 5stelle, ha di fatto cacciato le barche di soccorso delle ong dallo Stretto di Sicilia.

E, allora, con quale umore rispetto a tutto questo il presidente Fico ha potuto ospitare il convegno alla Camera?

Parole e testimonianze importanti, quelle di Andrea Morniroli (Forum diseguaglianze diversità) che, dopo la solidarietà al sindaco Lucano, ha accennato al decreto Sicurezza partorito dall’alleanza 5stelle-Lega: “Avremo più sicurezza percepita, forse, ma anche più insicurezza reale”. Sono intervenuti la sindaca di Chiusano Marisa Varvello, comune del Monferrato capofila di un progetto di accoglienza, Rossella De Feo, preside di un istituto comprensivo nella trincea della periferia di Napoli, Tiziana Bianchini del Coordinamento nazionale comunità e accoglienza ha spiegato come funziona la tratta di esseri umani, Rocco Conte dell’ong napoletana Laici terzo mondo ha ricordato anche la tragedia libica ancora in corso e per nulla risolta, Andrea Trivero (Sprar Pettinengo), Fatima Ouzri (Dedalus), il sindaco “rosso” di Latina Damiano Coletta, la giornalista Benedetta Tobagi, Silvia Stilli (associazione Ong Italia), Elena De Filippo (Università Federico II di Napoli), Carlo Borgomeo (fondazione Con il Sud) e Marco Del Ponte (Action Aid) che ha rivelato uno dei motivi del convegno: “Siamo preoccupati per quanto sta accadendo nel nostro Paese”. E, ancora, Fatou Diako, coordinatrice di Dema, il partito nascente del sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Dure le sue parole: “I politici si siedono al tavolo e decidono che noi, io sono ivoriana, siamo un pericolo. Prima ci chiamavano vu cumprà, adesso immigrati. Noi non siamo un pericolo, ascoltate che cosa noi vogliamo”.

Tutti hanno portato la loro importante, vitale, esperienza di chi si rimbocca le maniche e talvolta, spesso, mette le mani nella merda.

Il presidente Fico ha concluso: “Credo profondamente nell’ascolto e nel dialogo. E che anche nei momenti più difficili la strada si trova, sempre”. E poi cerca di rassicurare: “Siamo una Repubblica democratica molto forte e salda, con una Costituzione potente”. Nonostante Di Maio e Salvini, sembra sottintendere.

Pietro Grasso, da presidente del Senato, si dimise dal suo partito, il Partito democratico, quando il dissenso raggiunse limiti insostenibili. Come possono le politiche 5stelle-Lega non essere insostenibili per questo Fico? Se non lascerà presto Di Maio & c. il presidente della Camera correrà il serio rischio di essere ricordato in futuro al massimo come una foglia di Fico.

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