Il costruttore Luca Parnasi è tornato davanti ai pm per un nuovo interrogatorio (il quinto) nell’ambito dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Il magistrato Barbara Zuin, titolare del fascicolo, lo ha sentito per 5 ore: secondo quanto si apprende, l’atto istruttorio avrebbe riguardato una casa da lui data in comodato d’uso a un esponente politico locale e Parnasi avrebbe anche parlato dei finanziamenti alla politica ma non del filone che vede indagati i tesorieri di Pd e Lega, Francesco Bonifazi e Giulio Centemero. Nel colloquio con il pm, Parnasi avrebbe anche svelato alcune pressioni ricevute da una funzionaria della Soprintendenza archeologica per far lavorare alcuni suoi conoscenti nelle aziende del gruppo.

Secondo la procura, il gruppo Parnasi avrebbe tentato di ‘oliare’ i vari passaggi dell’approvazione del progetto dello stadio di Tor Di Valle mettendo in atto una corruzione che la gip Maria Paola Tomaselli ha definito “sistemica”. Per arrivare all’approvazione del progetto, Parnasi si sarebbe servito tra gli altri dell’avvocato, ex presidente di Acea, Luca Lanzalone, finito ai domiciliari con l’accusa di corruzione, che per la giunta Raggi seguiva la trattativa sulla modifica del piano e che in cambio dell’aiuto fornito avrebbe ricevuto incarichi e consulenze del valore di 100mila euro.

In carcere, il 13 giugno scorso, oltre a Parnasi sono finiti cinque suoi stretti collaboratori, oggi tutti ai domiciliari, compreso il costruttore. L’inchiesta ha coinvolto anche l’ex vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, Adriano Palozzi, di Forza Italia, ai domiciliari per corruzione, e il consigliere regionale ed ex assessore del Pd Michele Civita sottoposto ad obbligo di firma per lo stesso reato. Tra i 16 indagati figurano anche l’ex capogruppo M5S in Campidoglio Paolo Ferrara, autosospesosi dal Movimento a seguito dell’inchiesta, e l’ex assessore e oggi consigliere comunale di Forza Italia, Davide Bordoni.

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