Il taglio di 345 parlamentari e l’introduzione del referendum propositivo per le leggi di iniziativa popolare. Il Movimento 5 stelle e la Lega hanno presentato due proposte di riforma costituzionale sulla composizione delle due Aule e per favorire la democrazia diretta. E hanno annunciato che i prossimi passi riguarderanno “l’eliminazione del Cnel e l’abolizione del quorum dal referendum abrogativo”. A presentare oggi ufficialmente in conferenza stampa i due provvedimenti sono stati i ministri M5s Riccardo Fraccaro e Luigi Di Maio, il vicepresidente leghista del Senato Roberto Calderoli e i capigruppo di maggioranza delle due Camere.

Sul fronte del taglio dei componenti delle due Camere si prevede una riduzione a 400 deputati per la Camera e 200 senatori per Palazzo Madama. Ridotto anche il numero degli eletti all’estero: 8 alla Camera e 4 al Senato.”E’ il più grande taglio dei costi della politica della storia”, ha detto Fraccaro. I 5 stelle parlano di circa 100 milioni l’anno risparmiati, ovvero 500 milioni a legislatura. Il nuovo assetto renderà necessaria una modifica della legge elettorale e nel testo della proposta di legge costituzionale, viene citato il Mattarellum. “E’ opportuno -si legge- un intervento del legislatore che riporti la normativa elettorale alla tradizione impostazione in base alla quale essa sia sempre applicabile prescindendo dal numero dei parlamentari fissato in Costituzione”. Cosa che veniva prevista proprio dal Mattarellum, si spiega. Quindi, “al fine di evitare l’eventualità di vuoti normativi, si ritiene che il ritorno ad una impostazione che preveda, in luogo del numero dei seggi, l’indicazione del rapporto percentuale tra i seggi uninominali e plurinominali ed il numero dei parlamentari, possa rappresentare la soluzione ottimale (…). Con tale modalità la modifica del numero dei parlamentari non comporterebbe interventi sulla legge elettorale, lasciando il Parlamento in ogni momento rinnovabile senza alcuna alterazione del sistema elettorale”. Il taglio dei parlamentari è contenuto in una proposta in 3 articoli che interviene unicamente sui numeri. Così, ha spiegato Fraccaro, se “ci sarà un referendum, i cittadini potranno decidere su una singola puntuali modifica”. E si eviterà anche di ripetere gli errori del passato quando, ha ricordato il leghista Calderoli, il taglio dei parlamentari venne bocciato al referendum del 2006 perché “inserito in un quadro più complesso” di riforme.

Insieme alla riduzione del numero dei parlamentari, M5s e Lega hanno presentato anche una proposta sul referendum propositivo che “migliora gli strumenti di democrazia diretta, che esistono già”, ha detto il capogruppo M5s, Francesco D’Uva. Grazie a questa legge, ha detto Di Maio, “i cittadini saranno come i parlamentari”. Se la Corte Costituzionale dichiarerà ammissibile il referendum, ovvero la legge sulla quale si chiede lavori il Parlamento, il Parlamento sarà obbligato ad esaminarla entro 18 mesi. Trascorsi i 18 mesi senza che il Parlamento si sia espresso, scatterà il referendum, che non avrà bisogno di un quorum per essere valido. Inoltre, il Comitato dovrà proporre anche le coperture, se la proposta è una legge che comporta spese. L’altro aspetto essenziale, che riguarderà anche i referendum abrogativi, sarà l’eliminazione del quorum. Con la presenza del quorum, infatti, “i politici invitano i cittadini ad andare al mare e così vincono quelli che vanno al mare e perdono coloro che partecipano. Mentre la democrazia è partecipazione”.

“Per me troppi parlamentari sono inutili, non il Parlamento”, ha detto il vicepremier M5s durante la presentazione alla Camera. E a chi gli faceva domande di confronto sulla vecchia proposta di riforma voluta da Renzi e bocciata dagli italiani, ha replicato: “Il bicameralismo resta un cardine fondamentale, manteniamo la doppia lettura”. Poco dopo il titolare dei Rapporti con il Parlamento Fraccaro ha dichiarato: “Siamo il Parlamento con il più alto numero di parlamentari in Europa. Noi non stiamo cancellando il Parlamento né snaturando il principio della rappresentanza, ma realizzeremo il più grande taglio dei costi della politica della storia”. Per quanto riguarda invece la riduzione degli stipendi degli eletti, ha risposto: “E’ competenza dell’ufficio di presidenza della Camera dove stanno lavorando su tutti i privilegi. Questa domanda me la doveva fare quando ero questore, ora sono ministro e devo rispettare l’autonomia della Camera”. Infine, potenziare la democrazia diretta non significa indebolire quella rappresentativa: “La democrazia diretta e quella rappresentativa non sono in contrapposizione”, ha detto. “Perché il popolo sia sovrano occorre la democrazia diretta, e poi una democrazia della rappresentanza più efficiente. La democrazia diretta e quella rappresentativa lavorano in sinergia, perché dove ci sono migliori strumenti di democrazia diretta, lavora meglio anche la democrazia rappresentativa”.