Nel 2004, durante il governo Berlusconi, una serie di leader dell’allora opposizione, scelsero la fuga a Strasburgo: Massimo D’Alema e Enrico Letta si dimisero da deputati, si candidarono e furono eletti al Parlamento europeo, andando a collocarsi, rispettivamente, nelle file dei Socialisti europei e dei liberaldemocratici.

La storia si ripete. Ai big del Pd l’opposizione non piace molto e il Parlamento italiano più che un’opportunità sembra una condanna. Così, lavorano per emigrare (almeno politicamente). Carlo Calenda (che per la verità alle elezioni italiane non si è neanche presentato) l’ha detto chiaro e tondo: se le cose vanno come suggerisce lui, ovvero il centrosinistra si decide a presentarsi unito come “Fronte progressista”, è pronto a correre per Strasburgo.

Matteo Renzi ci pensa e non da oggi. Sognava di correre per l’incarico di Presidente della Commissione europea, alla guida di un nuovo soggetto europeo, sostenuto da En Marche e da una parte del Pse. Dopo il 4 marzo, ha dovuto ridimensionare le sue ambizioni. Uno dei suoi piani B è la candidatura come europarlamentare. Magari nelle liste di Macron. Nel Pd, infatti, sono preoccupati dal fatto che rischia di togliere più voti di quanti ne porta. E poi, correre con Macron, vorrebbe dire intestarsi il ruolo di ponte tra il presidente francese e il Pse, che sono destinati ad allearsi dopo le elezioni. Indizi: qualche giorno fa l’ex segretario del Pd ha firmato un appello contro i sovranisti, dal titolo altisonante “Svegliamo l’Europa!”. Con lui, tra gli altri: Christophe Castaner (Presidente di En Marche), il maltese Joseph Muscat (non proprio un big in Consiglio), tre liberaldemocratici come l’ex premier romeno Dacian Ciolos, il leader dell’Alde Guy Verhofstadt (che voleva allearsi con i 5Stelle a Strasburgo) e il leader di Ciudadanos Albert Rivera. Il Pse? Non pervenuto. Resta da vedere se Macron è d’accordo: i posti in lizza sono pochi.

E poi, c’è un’altra candidatura che avanza: quella dell’ex premier, Paolo Gentiloni. Pure lui, raccontano fonti sia del Pd che del Pse, sarebbe pronto a trasferirsi a Strasburgo. Anche per lui, si tratterebbe di una scelta di riserva: nel senso che in questi mesi molto si è parlato di una sua corsa per qualche poltrona di peso in Europa. Al Pse non sarebbe dispiaciuto il suo di nome come “Spitzenkandidaten”, ovvero candidato presidente della Commissione. Ma non stando il Pd nemmeno al governo in Italia, questa ipotesi è più che aleatoria. Però Montecitorio ormai sta stretto anche a lui.

Resta da vedere se la (eventuale) corsa aprirà ai protagonisti sfavillanti percorsi internazionali: per Letta e D’Alema non è stato così. Ci ha pensato Renzi a stroncare le loro possibilità.

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