Tanti anni fa Sergio Frau, che allora era un reporter di Repubblica, si fece una domanda che gli sconvolse la vita. Si era accorto di un particolare evidente: nelle narrazioni antiche, il fondale marino intorno alle Colonne d’Ercole è sempre descritto come poco profondo, tanto che le navi correvano il rischio di arenarsi. Come è possibile mettere d’accordo questo fatto con la localizzazione delle Colonne d’Ercole nello stretto di Gibilterra dove il mare è al contrario molto profondo? Non è che la localizzazione è sbagliata?

Frau inizia così una decennale raccolta di informazioni. E scopre che tra la Sicilia e la Tunisia ci sono in effetti due isole, Malta e Gozo dove ai tempi della Magna Grecia, era vivo il culto di Ercole, come a Gela del resto. Platone dice che oltre le Colonne si apriva il “Grande mare”. E a ben guardare queste isole erano il confine tra il Mediterraneo orientale (soprattutto greco), facile da navigare perché cosparso di isole e porti sicuri, e il Mediterraneo occidentale (fenicio-punico) dove, fino alla Spagna, c’è solo mare, un nulla spaventoso per gli antichi velieri.

E Platone racconta anche che superate le Colonne, andando verso nord si incontra Atlantide, un’isola grande, dalla forma squadrata. Potrebbe essere la Sardegna con la sua forma rettangolare?
Ma Frau non si ferma all’ipotesi di aver trovato la vera localizzazione dell’isola mito. Non gli basta, si lancia a rivisitare le leggende distruggendo i malintesi che le avevano criptate e rese incomprensibili. Sì, perché il mito di Atlantide è solo un mito… Ma sotto potrebbe esserci una storia ben più reale e potente, deformata dal fantasticare dei narratori.

L’isola di Atlante e in effetti è una leggenda ben più antica di Atlantide, un mito diffuso quanto quello del diluvio universale, raccontato con varie sfumature presso molte culture e poi trascritto, dal Gilgamesh alla Bibbia. E a ben guardare l’isola di Atlantide ha assonanza con la storia di Atlante che poggia i piedi sul centro del mondo e regge sulle spalle la volta celeste. Atlantide è una leggenda più giovane. Mischia Atlante con un luogo mitico, che sta al centro del mondo e dal quale proviene ogni sorta di conoscenza e ricchezza. In Oriente il simbolo di questa terra è il loto, circondato dall’acqua, é sempre un’isola. Un’isola dove tutto è iniziato. Un’isola al centro del mondo. E Frau prende il righello e misura, sul 40° parallelo nord, la distanza tra il centro della Sardegna e la costa occidentale degli Stati Uniti e verso oriente tra la Sardegna e le coste del Giappone. E scopre che sta giusto in mezzo alle terre conosciute. Oggi. Qualcuno obietterà: “Ma mica si può sostenere che allora avessero già misurato oceani e terre emerse…”

Sì, però è curioso il fatto in sé. E a ben guardare scopriamo che la Sardegna, era molto famosa nell’antichità. Era ricca di ossidiana, metalli e pietre rare, famosa in tutto il Mediterraneo per la potenza delle sue navi, e la durezza dei suoi soldati, citati perfino nei testi egizi come mercenari, alleati e a volte pirati che depredavano le coste. I sardi, sono elencati dagli egizi insieme ai popoli del mare. E che dire delle tracce che troviamo di migliaia di nuraghe con grandi torri, altissime, non solo lungo le coste dell’isola, ma, tantissimi, anche all’interno, un tessuto minuzioso che non poteva avere come scopo solo la difesa… C’è da sospettare che fossero piuttosto gli snodi di una rete di comunicazione, di torre in torre, con fuochi di notte e fumo e specchi di giorno. Uno sforzo architettonico spaventoso che sottintende l’esistenza di una società fiorente e molto ben organizzata.

Era un grande centro economico, politico e militare 3.500 anni fa… E queste diverse storie del centro del mondo e della ricca Sardegna si mischiano con le leggende sulla furia delle acque alla quale sfugge Noè e altre leggende di distruzioni marine che si tramandano in tutto il mondo. E allora a Frau viene in mente un’altra domanda: ci fu in Sardegna un cataclisma venuto dal mare?
Inizia a interpellare studiosi di geologia, terrestre e marina, ricercatori che hanno mappato la Sardegna con i droni. E scopre che esistono oggi decine e decine di nuraghe che sono evidentemente stati sommersi dai detriti portati da un immenso tsunami, intorno al 1.175 a. C., tremila anni fa.

Un’onda spaventosa sommerge tutto per decine di chilometri, una strage apocalittica. Un trauma devastante per una civiltà di marinai, abituati a vivere sulle coste che rompono il loro patto col mare, si ritirano sulle colline e da marinai diventano agricoltori e pastori. Da allora i sardi, che erano popoli del mare, dimenticano di costruire ancora grandi navi con bellissime vele e di lì in poi costruiscono solo piccoli pescherecci.

Uno tsunami che ha travolto non solo la Sardegna ma anche le coste toscane. E anche qui la gente si ritira sulle colline d’Italia, fugge dal mare. Ma continua a raccontare storie marinare e a dipingere il luogo dove tutto ha inizio e fine come un’isola intorno alla quale danzano i delfini. Anche loro realizzano bronzetti e condividono con i sardi le decorazioni degli abiti delle donne. Anche loro costruiscono con pietre grandi incastrate a secco.

Insomma: dovremo riscrivere un po’ di pagine di storia e ammettere che la Sardegna fu uno dei motori dello sviluppo della civiltà antica. Riflettendo su questo mi sono ricordato di un altro particolare. Per millenni i Sardi hanno inflitto sonore sconfitte ad armati che tentavano di conquistare il centro dell’isola. Un territorio dove la resistenza agli invasori è stata veramente tenace.
Non si era mai capito come facessero i Sardi a battere questi cavalieri.

La verità si è scoperta poco dopo che i carabinieri hanno sostituito i cavalli con i fuoristrada per pattugliare la Barbagia. Al museo di Sassari è esposto un tirimpanu. Una specie di tamburo realizzato con un complesso procedimento a partire da una pelle di cane morto di fame. Questo tamburo non si percuote. Si suona facendo andare su e giù un crine di cavallo infilato in un buco sottilissimo al centro della pelle tesa al massimo. In effetti non emette alcun suono. Per le nostre orecchie. Però fa impazzire i cavalli. I sardi conoscevano da tempo immemorabile, probabilmente, la prima e forse unica arma sonica antica. E per tempi immemorabili hanno saputo tenere il segreto. Se non è mitico questo. In quella Barbagia mai conquistata dai Romani, si trova il parlare latino più strano del mondo. Tanto che Frau, nel suo libro/inchiesta Omphalos, il primo centro del mondo, lo crede il primissimo latino.