D’Alema che parla di Marx è già una notizia. Suscita curiosità, diciamo. Non solo perché risuonano ancora le parole di Nanni Moretti “D’Alema, di’ qualcosa di sinistra”; è che governando, il Nostro, ha per così dire posto in ombra il filosofo di Treviri trascurando le politiche sociali utili agli ultimi. Ma non voglio insistere su ciò. È stato un errore e credo che il primo a rendersene conto, oggi, sia D’Alema.

Da qui il “ritorno a Marx” nel bicentenario della nascita: occorre evidenziare l’attualità di un filosofo che ha denunciato l’alienazione, lo sfruttamento di classe, i limiti dell’economia politica borghese, del socialismo utopistico, eccetera, ma anche ricordare che l’autore del Capitale ha fatto soprattutto una scelta di campo. Non sfugga questo aspetto. Lo sottolineava, anni fa, Luporini: “Viene sempre nella vita di un uomo il momento di decidere da che parte stare. Marx scelse – lui che proveniva da una famiglia borghese – di stare dalla parte degli ultimi”. Gli costò molto sul piano personale, ma non esitò a difendere i poveri e gli sfruttati. Solo per questo meriterebbe tutto il nostro rispetto.

Intendiamoci: ci sono aspetti superati nella sua filosofia – il plus-valore, eccetera; ma che vuol dire? Cancelliamo Aristotele perché parlò di “individui schiavi per natura”? Marx è un classico, ha ancora molto da dirci ed è senza dubbio valida, irrinunciabile, la sete di giustizia che emerge dalle sue pagine. Oggi l’ha ereditata, per le vie impreviste della Storia, il M5S. Che la riprenda Liberi e Uguali con rinnovato vigore è il segno di possibili convergenze. La Festa del lavoro di LeU, che si chiude oggi a Roma, sia, nel nome di Marx, foriera di nuovi traguardi di Giustizia e Libertà.

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