Sta crollando tutto. Il sogno olimpico di Italia 2026 è a un passo dalla fine: troppe divergenze fra le tre città candidate, in particolare tra Milano e Torino, che invece di fare squadra continuano a tirare dalla loro parte la coperta troppo corta del dossier. E a staccare la spina potrebbe essere ancora una volta il Movimento 5 stelle: “Non è possibile procedere quando determinate condizioni proposte da Coni e Governo non sono sostenute da una città così importante come Milano a causa delle dichiarazioni del suo sindaco”.

A parlare è Simone Valente, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ma soprattutto responsabile sport del Movimento. Una nota durissima, che fa seguito alla risposta di Milano alla proposta del governo sulla candidatura tripla. “Le parole del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in merito alla candidatura italiana per ospitare i Giochi olimpici invernali del 2026, sono ancora una volta non allineate con quanto emerso nel recente incontro a Palazzo Chigi. Sala, richiedendo che il brand olimpico ricada esclusivamente o in maniera più visibile su Milano, formalizza di fatto una pretesa insostenibile per tutti coloro che fino ad oggi avevano lavorato con grande impegno a un progetto unitario”.

La questione è sempre più ingarbugliata, forse ormai troppo: ad agosto il Coni aveva varato, su specifica indicazione del governo, la candidatura di Milano, Torino e Cortina, tutte insieme, per non scontentare nessuno. Da allora, però, è stato un litigio continuo: da una parte Beppe Sala, che si sente scippato della candidatura (Malagò gliel’aveva promessa) e pretende di avere un ruolo da capofila, anche nel nome; dall’altra Chiara Appendino, sindaca 5 stelle che sui Giochi è sempre stata un po’ scettica, che ha aperto mal volentieri alla proposta congiunta ma solo a patto di una parità totale fra le tre città. Solo Cortina non ha creato problemi, già contenta di essere della partita.

In mezzo c’è stato il disastro di Genova, che ha catalizzato giustamente tutte le attenzioni del governo. Le Olimpiadi sono scivolate in secondo piano, il tempo è passato e si è arrivati al momento decisivo senza che nulla fosse risolto: entro il 19 settembre il Coni deve dare una risposta definitiva al Cio sulla disponibilità dell’Italia, ma i contorni del dossier non sono stati definiti. E così è esplosa quella che è anche e soprattutto una questione politica: il governo ha due anime che sui Giochi la pensano molto diversamente. Favorevole la Lega, ma senza sprechi e a patto di non crearsi troppi problemi. Storicamente contrario il M5s, che ha già affondato il progetto di Roma2024 e ora sembra pronto a fare lo stesso con “Alpi 2026” (il nome in embrione che studiavano al Coni). Le tiepide aperture di Beppe Grillo e Luigi Di Maio sembrano già dimenticate: l’intransigenza di Milano (capoluogo a guida Pd dove il Movimento conta poco), i dubbi sulla sostenibilità economica ed ambientale del dossier, la necessità di difendere Torino governata da una loro sindaca, sono tutte buonissime ragioni per far saltare il sogno olimpico di Giovanni Malagò. Un’altra volta. A questo punto tutto è nelle mani di Giancarlo Giorgetti: il sottosegretario con delega allo Sport non ha voluto rilasciare commenti, rimandando all’audizione in Senato il chiarimento ufficiale della posizione del governo. C’è ancora una notte per salvare la candidatura, ma forse ormai è troppo tardi.

Twitter: @lVendemiale

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