Le autorità americane hanno ordinato l’evacuazione di oltre 1,7 milioni di persone dalle aree più a rischio negli Stati della Carolina del Sud, della Carolina del Nord e della Virginia in previsione dell’arrivo dell’uragano Florence. Che nel frattempo è stato declassato da categoria 4 a categoria 2 ma è ancora estremamente pericoloso. Secondo il Servizio meteorologico nazionale, l’uragano potrebbe interessare un’area in cui vivono oltre 10 milioni di persone. L’attenzione è altissima lungo tutto il versante Atlantico e le indicazioni delle autorità sono categoriche: “Lasciare le aree a rischio, adesso”.

La perturbazione ha innescato una mobilitazione con pochi precedenti, a partire dall’evacuazione di massa. Chiusi i parchi, evacuate le prigioni. Nelle ultime ore il percorso dell’uragano ha virato verso sud e la previsione è che toccherà il suolo fra giovedì sera e venerdì. Il rischio principale è quello di “inondazioni catastrofiche“, che rimandano a drammi già vissuti come Kathrina nel 2005 ma anche Hugo nel 1989 e Maria lo scorso anno a Porto Rico per il quale ancora si contano le vittime. Un recente rapporto ha stabilito che sono stati quasi 3000 i morti.

Il presidente Donald Trump è intervenuto a più riprese, di persona e via Twitter, sia con le avvertenze del caso – “prendete ogni precauzione, seguite le indicazioni delle autorità” – sia per rassicurare: “La sicurezza degli americani è la mia priorità assoluta. Non stiamo badando a spese. Siamo totalmente preparati. Siamo pronti”. Ma è polemica sui fondi per affrontare l’emergenza: ieri il senatore dem Jeff Merley ha diffuso tramite la Cnn un documento che rivela il trasferimento di circa 10 milioni di dollari dall’agenzia federale per le emergenze Fema, paragonabile alla nostra protezione civile a quella per l’immigrazione (Ice), accusando l’amministrazione Trump di dirottare soldi per i soccorsi contro le calamità naturali proprio mentre Florence apre la stagione degli uragani. Il documento conferma che i soldi saranno spesi per i centri di detenzione dell’Ice. Il dipartimento per la sicurezza interna ha tuttavia precisato che i fondi dirottati arrivano da un altro capitolo di spesa (viaggi, addestramento, impegno pubblico e investimenti in tecnologia informatica) e non da quello per gli aiuti legati ai disastri naturali.