Torniamo sulla Tap, partendo da dove avevamo lasciato il dossier. Nel mio ultimo post sull’argomento avevo parlato di strane vicende che avvolgevano il progetto nel quale ormai è acclarato, la parte da leone la gioca Tony Blair consulente eccellente della Bp. Nel 2014 Tony Blair incontra Matteo Renzi e le carte sul progetto cominciano a viaggiare veloci tra ministero e diplomazie. Allo stesso modo fioriscono i buoni rapporti tra le nostre aziende italiane e la Socar, la società statale azera che si occupa di Tap e proprietaria assieme ad altri del giacimento dal quale dovrebbe sgorgare il gas a partire dal 2020.

In quel 2014 dopo la partecipazione ufficiale alla Leopolda, una società italiana, la Marie Tecnimont ottiene un contratto firmato nel febbraio del 2015 con la Socar azera per la costruzione di uno stabilimento petrolchimico a Baku su un progetto che si annunciava di 350 milioni di dollari. La stessa società ottiene nel 2017, dopo le rassicuranti dichiarazioni sul valore strategico dell’opera di Gentiloni e di Calenda, un contratto con Socar di più di 800 milioni di dollari, per lavori sulle piattaforme petrolifere azere.

La multinazionale svizzera Tap con sede a Baar, in quel di Zugo, località nota per i vantaggi fiscali, ottiene poi, negli ultimi due anni, una rivalutazione del suo capitale azionario contestualmente a due eventi mediatici: la dichiarazione della Banca europea di investimento che il finanziamento di 500 miliardi di euro è approvato e grazie anche a diverse dichiarazioni positive sul carattere strategico dell’opera rilasciate in varie circostanze da politici italiani. L’ultima, è quella di Salvini dopo l’incontro con Blair, che vede crescere, proprio il 12 settembre del 2018, il capitale azionario di Tap a 1.054.210.000 di franchi. A luglio del 2017 il capitale azionario della multinazionale era di 624.210.000 di franchi.

Salvini insiste sui vantaggi dell’opera per l’Italia, che dallo studio dell’Ispi del 2014 dovrebbe ammontare a circa 150 milioni di euro all’anno quando la rete Snam porterà a regime il gas attraverso l’Italia in Europa. Si perché al momento le forniture già previste a partire dal 2020 sono state opzionate da altri paesi europei (Spagna e Norvegia) e non riguardano l’Italia. Quindi questo risparmio in bolletta è tutto da spiegare agli italiani, perché per ora il gas è destinato da altre parti e da noi passa soltanto. La sua destinazione sarà decisa dalle prenotazioni che si potranno effettuare proprio a partire da questo mese di settembre, ma varranno, ovviamente per i prossimi contratti, dalla volontà dei produttori e dai ritmi di estrazione a Baku.

La gestione del gas infatti appartiene ai produttori per circa l’86% delle eventuali estrazioni. I proprietari sono, gli azeri di Socar al 19%, la Bp la 28%, i Turchi di Erdogan al 19% e sorpresa…i Russi di Putin con la Lukoil che possiede il 10% dei diritti sul giacimento azero. Ma come, non dovevamo emanciparci dalla Russia con la Tap? Lo hanno ripetuto a gran voce tutti i tappisti in questi anni? Ebbene, i russi con quel loro 10% e con gli ottimi e strategici rapporti con Erdogan e con l’azero Aliyev, saranno ancora i protagonisti nella partita geopolitica della distribuzione energetica. Intanto in Svizzera la multinazionale si ristruttura per ogni evenienza.

A capo della direzione commerciale di Tap arriva la danese Savova, che fino al 2015 gestiva a Zurigo una ditta individuale di commercializzazione di vino, prosecco e prodotti alimentari con la Savova Vinter oggi di fatto collegata a Tap nel foglio camerale svizzero delle relazioni. Forse per sicurezza Tap vorrà costruirsi una via back door e trasformare in futuro il gasdotto in enodotto nel quale far scorrere fiumi di primitivo pugliese…chissà?