C’erano una volta le bambole gonfiabili. A tal proposito mi viene in mente una scena film L’aereo più pazzo del mondo, dove non c’era proprio una “femmina” ma un pilota automatico (se volete ridere riguardate la scena). Difficilmente oggi si acquistano quei surrogati buffi perché anche in questo settore si sono verificati cambiamenti significativi.

Facciamo un passettino indietro: negli anni 50, in Germania, fu messa in commercio una bambola dal nome Lilli, reperibile non solo nei negozi per adulti, ma anche presso bar e tabaccherie. Ovviamente era di piccolo formato e ricordava una femme fatale dei fumetti, disegnata da Reinhard Beuthien per la rivista tedesca Bild-Zeitung. Non c’era nulla di male ad acquistare questa mini doll, che veniva soprattutto regalata come gag per gli addii al celibato.

Successivamente nei sex shop si trovavano bambole che si gonfiavano (appunto) come un salvagente ed erano penetrabili: bocca e vulva erano “aperte” per provare emozioni diverse dall’autoerotismo tradizionale. Oggi, questo tipo è prevalentemente acquistato, anche nella versione maschile, per party o per regali divertenti. Al loro posto, spendendo poco meno di 100 dollari, si può acquistare su Amazon una bambola senza vestiti, ma con un viso grazioso, misure 88/63/88, altezza 160 cm, piedi con smalto perfetto e mano in posizione scettro o Federica.

Il materiale è pvc e simil-silicone. Francamente, spendendo un po’ di più, meglio un masturbatore virtuale come iFukChapeau alla semplicità e alla chiaro significato del marchio. Non entro troppo nei dettagli ma, con gli occhiali in dotazione – che non sono quelli de Il monello – si interagisce con la fleshlight e si può “realizzare” un amplesso perfetto: si scarica l’app, si personalizza la femmina immaginaria, la sua vagina, il corpo, la pettinatura. Sono disponibili anche le versioni virtuali delle pornostar del momento, quindi gli orgasmi sono assicurati. Se volete saperne di più, ecco il sito www.lovebotz.com: a me sembra piuttosto quello di un’azienda di utensili di design per carpentieri. Diciamo che anche in questo caso, sempre di “fai da te” si tratta.

Tornando alle bambole, molto clamore ha suscitato la notizia dell’apertura di una casa d’appuntamenti a Torino, per chi vuole, appunto, provare il sesso al silicone. Trovo la cosa audace e divertente, anche se – mi perdonino i gestori – dopo l’onda mediatica, credo che non sia roba da italiani. Si vergognano ancor oggi a entrare in una boutique erotica, figuriamoci se non temono di essere visti quando entrano in un bordello di sex dolls. Per non parlare del bambolo (a mio parere orribile, poco sexy ed effeminato) che può essere cavalcato da qualche avventurosa signorina. Almeno così si mormora. Invece sono convinta che sia sempre dedicato a un utente maschile. Se però avesse le sembianze di Burt Reynolds ai tempi d’oro, sarebbe più attraente, no?

Un’altra considerazione che mi sovviene è: perché mai le donne devono giudicare o irridere chi prova un’esperienza simile? Magari sono le stesse che spesso utilizzano vibratori a 24 velocità o dildi formato extra large. Quindi lasciamo che anche i maschi si divertano. Purché non diventi una dipendenza o una patologia.

C’è da dire che le bambole di oggi sono realistiche sì, ma molto pesanti e infatti a Torino mica si spostano dal letto e si devono lasciare stese. Insomma tutto è discutibile, ma facciamoci una risata. Il mondo dei sex toy, anche quelli maschili, è affascinate, in continua espansione e smettetela di dire che chi li prova è perché non ha una buon partner. All’ultima fiera di Hannover incontrai Rocco Siffredi, che era lì per lanciare un oggetto masturbatorio di design ultra mega galattico.

Traete voi le conclusioni o citofonate Siffredi.

Mi trovate sul mio sito www.sensualcoach.it e su Instagram.