“Abolire il gratuito patrocinio per i ricorsi dei migranti”. E non solo: revoca dello status di rifugiato “già dal primo grado di giudizio”, in caso di condanna per una serie di reati. In un’intervista al Messaggero, il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni fissa gli obiettivi del decreto immigrazione il cui primo schema è stato presentato la scorsa settimana e che sarà discusso nei prossimi giorni dal Consiglio dei ministri. E rivendica il successo della circolare sui migranti firmata a luglio da Matteo Salvini, che chiedeva ai prefetti una stretta sulla concessione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. In poco più di due mesi, dice il sottosegretario leghista, la quota dei permessi umanitari sul totale delle domande è scesa dal 28 al 19 %. Il nodo principale, però, resta quello dei rimpatri: solo 4.269 nel 2018, a fronte di 22.501 irregolari. Di questi, inoltre, meno di uno su tre è stato riammesso nel Paese d’origine. Secondo Molteni, “il problema è l’Europa, perché dovrebbero stringersi accordi europei con i Paesi terzi, com’è stato con la Turchia”. E annuncia: “Investiremo i rimpatri i soldi che taglieremo dall’integrazione”.

Stop ai permessi umanitari – “I permessi di soggiorno per motivi di protezione umanitaria, da forma di tutela residuale e straordinaria, erano diventati uno strumento diffuso per concedere di rimanere nel nostro Paese”, dice il sottosegretario. Si tratta di una forma di protezione internazionale che può essere concessa quando non sussistono i requisiti per l’asilo politico, ma sia dimostrata l’esistenza di gravi motivi di carattere umanitario o derivanti da obblighi costituzionali. “Una legittimazione dell’immigrazione clandestina”, l’aveva chiamata Salvini. Che infatti ha in mente di eliminarla: nella bozza di decreto si legge che è eliminata “la possibilità per le Commissioni territoriali e per il Questore di valutare, rispettivamente, la sussistenza dei ‘gravi motivi di carattere umanitario‘ e dei ‘seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano’”. Di fatto, un’abrogazione del permesso di soggiorno umanitario.

Rimpatri più veloci – Sui rimpatri, invece – annuncia Molteni – la grande sfida è “accelerare i tempi“. “Intanto, con il decreto riportiamo a 180 giorni (rispetto ai 90 attuali, ndr) la permanenza massima nei Cpr (centri di permanenza per il rimpatrio), che sono uno strumento fondamentale per ottenere informazioni dai Paesi d’origine e avviare le procedure. Oggi ce ne sono solo sei, per 880 posti. Ne apriremo altri quattro: a Modena, Milano, Gradisca d’Isonzo e Nuoro”, dice.  Un modo per escludere i richiedenti asilo dal percorso d’integrazione. “Mi sembra evidente che gli strumenti utilizzati finora non abbiano funzionato. Non c’è stato il risultato che si attendeva dai fondi impiegati”. E quei fondi, dice, saranno reimpiegati per finanziare i rimpatri. Nello schema di decreto che è stato reso pubblico, a questo scopo sono stanziati 3,5 milioni in tre anni: fondi sufficienti, nelle stime più ottimistiche, per appena 875 rimpatri. Numeri ben lontani da quelli annunciati trionfalmente da Salvini in campagna elettorale (“500mila rimpatri”). Una “sparata”, come l’ha definita persino il sottosegretario Giorgetti alla festa del Fatto quotidiano.

No al gratuito patrocinio – Ma l’annuncio che farà più discutere – e che solleva dubbi di costituzionalità – è l’abolizione del patrocinio a spese dello Stato per i ricorsi presentati in Cassazione contro i dinieghi alle richieste d’asilo da parte delle Commissioni territoriali. “La Suprema Corte è intasata”, dice Molteni. Uno stratagemma per scoraggiare le richieste d’asilo e accelerare i tempi di rimpatrio. Peccato che una norma simile si scontrerebbe con l’articolo 24, terzo comma, della Costituzione, che recita: “Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”. E non è l’unico provvedimento incostituzionale che piacerebbe al sottosegretario. Il decreto, infatti, prevede un ampliamento dei reati che, se commessi, comportano la perdita automatica dello status di rifugiato. Molteni, però, non ha intenzione di aspettare la condanna definitiva: “Abbiamo intenzione di forzare per revocare lo status già dopo una condanna in primo grado“. Con buona pace dell’abusato articolo 27, secondo comma: “L’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva”.

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