“Noi suore, basta essere schiave dei preti”. Parla in un’intervista al Corriere della Sera suor Carmen Sammut, presidente dell’Uisg (Unione internazionale superiore generali). E interviene all’indomani dell’inchiesta dell’Osservatore Romano sulle suore trattate come serve nelle case di cardinali, vescovi e alti prelati. Le testimonianze raccolte dal quotidiano vaticano parlano di sfruttamento e umiliazione, di turni lunghissimi e paghe di pochi euro per tante consacrate, che spesso provengono da Paesi poveri.

“In Vaticano non ci consultano mai – dice Sammut -. Il primo a farlo è stato Francesco. Siamo andate da lui in più di mille. Non c’ era neanche un cardinale. Ci avevano chiesto di presentare in anticipo e per iscritto le domande che avremmo posto al Santo Padre. Una suora non ha avuto il coraggio di leggere fino in fondo il suo quesito sulle religiose che fanno le colf per i preti senza ricevere neppure un compenso. Il Papa l’ha tolta dall’imbarazzo: ‘Anche se la domanda era incompleta, voglio rispondere lo stesso. Io, voi, noi siamo al servizio dei poveri. Ma il servizio non è servitù‘”.

Da allora, prosegue la presidente dell’Uisg, “è nata la commissione composta da sei maschi e sei femmine che sta affrontando la questione del diaconato alle donne”. Per suor Carmen, anche lo studio del diritto canonico “non può essere una privativa dei preti, che credono di essere Chiesa solo loro”. E aggiunge: “È una faccenda di potere, di denaro. Certi vescovi vorrebbero annettersi le nostre abitazioni, sostengono che rientrano nel patrimonio ecclesiastico. L’Uisg ha dovuto promuovere un’assemblea mondiale delle poche suore canoniste per poter contare su una rete di difesa efficace”. In compenso lei è stata ammessa al Sinodo sulla famiglia. “Nell’ultimo banco, sì. Andammo in otto dal cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi. Fummo accettate in tre”.