Il governo degli Ignoranti ogni giorno regala una “perla”. Il ministro a sua insaputa “Tontinelli” in Parlamento, riferendo sul caso del crollo del Ponte Morandi, dichiara di aver ricevuto pressioni per evitare di divulgare notizie sulle concessioni autostradali. Il ministro lo afferma ma non dice i nomi: il solito ossimoro sull’onestà dell’ex Movimento 5Stelle.

Luigi Di Maio continua ad annunciare provvedimenti fantasma mentre Matteo Salvini, finiti gli sbarchi e non sapendo più quale nave bloccare per divertimento, va in giro a Venezia e a Monza fra feste varie. Detto questo, occorre ora mettere luce definitivamente sul Pd.

Il partito talmente democratico da essere diventato anarchico. E nonostante tutto, quasi per inerzia dei tanti volontari e nostalgici, continuano ad esistere le famosissime feste dell’Unità. Oramai anche la frase festa dell’Unità fa ridere se riferita al Pd. Meglio sdrammatizzare.

Ospite d’onore alla Festa Nazionale, il Presidente della Camera, Roberto Fico. Alcuni, dopo averlo sentito, hanno ipotizzato una sua candidatura a nuovo segretario del Pd. Ma è la politica attuale: non ci sono più i vecchi schemi. Il vero dramma ora, scherzi a parte, è che il Pd è a un bivio storico: ripartire o sciogliersi. Le motivazioni sono parecchie per entrambi i casi. Tanti elettori disorientati e tanti cittadini che hanno visto il Pd come valvola di sfogo per ogni problema.

In ogni caso una cosa è certa: la Leopolda del 19 ottobre potrà essere uno spartiacque e vedere forse le reali intenzioni di Matteo Renzi. Ma in tutto questo il Pd un ultimo e vero congresso lo deve fare subito, un congresso reale e con poco regole ma scolpite nella roccia. Chi diventa segretario non deve subire il fuoco “amico” e continuo dell’eventuale minoranza interna. Chi non rispetta questa elementare regola di democrazia deve essere messo automaticamente fuori dal partito.

Lo spettacolo indecente di questi anni deve essere cancellato per sempre, deve cambiare completamente lo spirito e la voglia di fare squadra e gruppo. Non è possibile che si debbano avere nemici all’interno del proprio partito, non è tollerabile che si debbano avere attacchi personali e feroci dai propri compagni. Deve finire per sempre il pessimismo cosmico che affligge i soliti notabili, deve sparire il radicato meccanismo del meno stiamo meglio stiamo a gestire le poltrone. Insomma, devono cambiare non tanto le persone ma l’atteggiamento e il mood.

Aprirsi in maniera dinamica alla vita moderna e togliere di dosso la naftalina di certi vecchi personaggi. Va cercata, quindi, una figura di segretario che dia una nuova vita al popolo del Pd. Nomi già ne circolano ma sincerante non creano allegria e vitalità. In un quadro abbastanza desolante però qualcosa e dal basso si sta muovendo.

L’ex vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, ha iniziato, subito dopo le elezioni, a girare l’Italia ed ad incontrare i vari circoli e i vari simpatizzanti per ascoltare senza filtri la pancia del partito. Il tutto prendendo spunto dalla presentazione del suo libro: Sigaro, Politica e Libertà. Una vera novità, sembra, il metodo che Giachetti sta seguendo per organizzare gli incontri: un filo diretto con i singoli elettori. Nessun vecchio schema. Nessun passaggio formale con la burocrazia partitica. Semplici richieste di incontri tramite messaggi diretti su Messenger. E soprattutto non solo grandi città ma piccoli Comuni e piccoli centri.

A questi incontri Giachetti, fuori dagli schemi, continua a chiedere il congresso anticipato e sta spiegando la sua idea di partito e il suo progetto Italia Bella. Progetto che sembra essere un precursore dei comitati civici lanciati tempo fa da Renzi. Liberare il partito dai lacci che hanno impedito a livello territoriale il ricambio generazionale. Quello che forse non è riuscito all’ex segretario Renzi.

A ben pensare la figura di Giachetti come nuovo segretario del Pd non sarebbe male. Una persona perbene sempre libera e schietta, mai legata alle correnti e soprattutto con una grande energia e vera modestia. Il Pd ha bisogno di una vera pace e di tanta semplicità. Un partito dove non ci siano più nemici al proprio interno. Il tutto per la nostra Italia. Un’Italia bella e perché no un segretario libero come Roberto Giachetti.

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