Il procuratore di Genova lo aveva garantito pochi giorni fa: “L’attività di indagine è fervida”. E oggi arriva la notizia che esiste un video di una telecamera fissa di una azienda, con sede in corso Perrone che riprende chiaramente il momento del crollo di ponte Morandi dello scorso 14 agosto. Il video è in mano agli investigatori e non è stato diffuso. “Le immagini – ha spiegato il procuratore Francesco Cozzi – non le possiamo divulgare per motivi investigativi. Se i vari testimoni oculari che stiamo sentendo le vedessero rischierebbero di raccontarci una versione inquinata di come sono andate esattamente le cose. E così ci permette anche di escludere mitomani che possano inventarsi le cose“. Questa mattina i consulenti della procura Renato Buratti e Piergiorgio Malerba si sono incontrati con il procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e il sostituto Massimo Terrile e hanno iniziato a prendere visione delle decine di migliaia di pagine dei documenti acquisiti in questi giorni dalla Guardia di finanza. Tutto il materiale, in questi giorni, viene scansionato e catalogato per formare un unico fascicolo telematico.

Intanto la procura di Genova chiede aiuto al ministero della Giustizia per avere altri magistrati. Da mesi, all’organico del nono piano del palazzo di giustizia mancano cinque sostituti procuratori. E, dopo il crollo di ponte Morandi, due pm dovranno affrontare una indagine che si prefigura lunga e molto tecnica. Per questo Cozzi ha predisposto una lettera da inviare al ministero per chiedere l’applicazione di almeno altri due magistrati per potere sopperire in parte alla carenza di organico.

Il lavoro di inquirenti e investiagtori sarà lungo. Anche se gli esiti non saranno lontani nel tempo come aveva spiegato tre giorni fa fa Cozzi: “L’analisi della documentazione che abbiamo acquisito ci ha portato a raccogliere elementi utili che risalgono fino dagli anni ’80” aveva detto in conferenza stampa. Posso dire che già da ora sia i nostri consulenti tecnici che i componenti della commissione del ministero dispongono di un consistente numero di reperti utili per accertare le cause del crollo del ponte Morandi. Lo dico come una nota positiva. L’attività dei nostri consulenti è fervida, alacre e ci permette di aspettare risultati utili in tempi non molto lontani”.

Intanto sono 1.432 – di cui 95 con più di 50 dipendenti – le aziende che hanno subito danni diretti e indiretti dal crollo. Il numero emerge dalla mappatura compiuta, ad oggi, da Regione, Comune e Camera di Commercio. Quaranta hanno subito danni diretti e si trovano in zona rossa. L’assessore allo sviluppo Benveduti agli imprenditori ha illustrato le proposte inviate al governo, tra cui sospensione Durc, cig in deroga per Pmi, investimenti di logistica per agevolare i flussi merci, snellimento del traffico portuale.