Roma, agosto 2011, alla trattoria sotto casa di Vauro, con Cinzia Monteverdi e Vincino, progettavamo il ritorno della storica rivista di satira il Male. In effetti tornammo in edicola a ottobre del 2011, per circa due anni. Il primo numero fu un successo, vendette circa 40.000 copie.

Affittammo gli uffici romani a Piazza del Gesù, nella ex sede della Democrazia Cristiana, nell’appartamento che fu di De Gasperi. Più che una redazione nel senso tradizionale del termine era una specie di casa occupata, un porto di mare, una fumeria, una distilleria, una cucina editoriale aperta a giovani artisti e venerati maestri della satira, che lavoravano insieme su mobili Ikea. Eravamo a due passi da Palazzo Grazioli e ricordo un episodio divertente.

Vincino si era fissato su un’idea promozionale per il lancio di un numero: dovevamo assolutamente comprare, subito, una “macchina del fango” per passare scoppiettanti davanti casa di Silvio. Lui e Vauro alla guida del mezzo. Un trattorino trainante una specie di spandiconcime centrifugo che avrebbe sparato fango ai due lati della strada ad altezza uomo: la vera macchina del fango! A Roma, in pieno giorno, nel traffico metropolitano, di fronte alla residenza piantonata di Berlusconi, tutta la stampa ne avrebbe parlato, assicurava. Una macchina inventata da un suo amico ingegnoso che però voleva duemila euro per il noleggio e noi di soldi in cassa ne avevamo sempre pochi. Declinammo e Vincino si arrabbiò tanto, minacciando le dimissioni da direttore.

Vincino era fatto così, dolcissimo e geniale, beffardo e incazzoso. A volte, per un contrasto che poteva sembrare banale, rassegnava le dimissioni, ci mandava tutti, noi editori, elegantemente affanculo, in orari notturni soprattutto, con telefonate o messaggi che avevano per oggetto “Addio!”. La mattina dopo non era più vero niente, arrivava una vignetta di pace, dolce e amichevole. Con la mediazione di Vauro tornavano ad essere gli amici di prima, i compagni di scanzonate e indimenticabili avventure editoriali. Che nostalgia.

Addio Vincino, mancherai.

Ps. Ripensandoci avevi ragione tu, l’idea della macchina del fango era proprio buona.

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