Il rimpallo delle responsabilità sullo stallo della nave Diciotti, ferma nel porto di Catania con 177 migranti a bordo, non si placa. “Prima di chiedere lo sbarco della Diciotti – aveva scritto martedì il ministro dell’Interno Matteo Salvini – sarebbe meglio alzare il telefono e chiedere spiegazioni a Bruxelles e agli altri governi europei” circa i 450 migranti sbarcati a luglio a Pozzallo e mai redistribuiti tra gli Stati dell’Unione. Oggi è arrivata la presa di posizione di Malta, che attacca l’Italia rea di non aver mai “fornito alcuna procedura tangibile da seguire”.

“Cronache dall’Europa che non c’è – scriveva martedì il capo del Viminale – A proposito dei 450 immigrati sbarcati a luglio a Pozzallo – e che dovevano essere ripartiti tra gli altri paesi europei – solo la Francia ha mantenuto l’impegno, accogliendone 47 sui 50 promessi (tre cittadini stranieri sono ricoverati in ospedali e in attesa di trasferimento). La Germania aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. Il Portogallo aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. La Spagna aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. L’Irlanda aveva accettato di accoglierne 20: ne ha presi zero. Malta aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. Sostanzialmente, tutti cercano di guadagnare tempo. Imponendo all’Italia i costi per i trasferimenti (500 euro a persona)”.

“In tutto questo – proseguiva il ministro –  siamo in attesa di capire se l’Europa – così solerte nel sanzionare e bacchettare il nostro Paese – si degnerà di aprire un’inchiesta nei confronti de La Valletta, dopo i racconti di alcuni immigrati trasportati a Lampedusa e che hanno raccontato di essere stati intercettati dai maltesi, indirizzati e accompagnati verso l’Italia e poi abbandonati in mezzo al mare e in condizioni di pericolo. Prima di chiedere lo sbarco dalla Diciotti, forse sarebbe meglio alzare il telefono e chiedere spiegazioni a Bruxelles e agli altri governi europei”, conclude Salvini, che il 20 agosto attraverso fonti del Viminale aveva fatto sapere che “non ha dato né darà alcuna autorizzazione all’attracco di nave Diciotti, finché non avrà certezza che i migranti a bordo andranno altrove”..

La replica de La Valletta è arrivata nel primo pomeriggio. “Le autorità maltesi si sono messe in contatto con quelle italiane per onorare quanto prima gli impegni presi – si legge in una nota dal governo della Valletta, diffusa dal ministro dell’Interno Michael Farrugia – Tuttavia, le autorità italiane non hanno fornito alcuna procedura tangibile da seguire per Malta. Dall’altro lato, sfortunatamente, l’Italia non ha ancora onorato i suoi impegni sul meccanismo di redistribuzione che è stato avviato da Malta in relazione ai migranti sbarcati a Malta a bordo della MV Lifeline il 27 giugno, nonostante gli sforzi delle autorità maltesi per completare questo processo”. Nel testo, inoltre, viene affermato che “Malta ha sempre partecipato ai meccanismi di solidarietà ed è stata il primo Stato membro dell’Unione europea a rispettare i suoi impegni a proposito del meccanismo di solidarietà della Commissione europea in relazione a Italia e Grecia”.

Dalla Libia, intanto, arriva una risposta al ministro dell’Interno italiano, che il 19 agosto riferendosi alle persona salvate dalla Diciotti aveva minacciato: “O l’Europa ci aiuta o li rimandiamo in Libia. Tripoli “rifiuterà qualsiasi iniziativa per il rimpatrio di migranti illegali verso il suo territorio”, ha fatto sapere il ministro degli Esteri del governo di accordo nazionale, Muhammad Sayala, citato oggi dall’agenzia libica Lana. “La Libia non accetterà in nessun modo quel che viene detto in alcuni notiziari circa il rimpatrio di migranti illegali verso i paesi del Nordafrica da cui sono venuti”, ha aggiunto Sayala, sempre secondo l’agenzia.

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