Da -5,4 a -22,3 per cento. Tanto è variato l’andamento borsistico della società che controlla Autostrade per l’Italia, dal giorno della strage di Genova all’indomani del Consiglio dei ministri straordinario di Ferragosto, che ha visto l’esecutivo compatto sulla linea di stracciare il contratto con i Benetton. Più che un tracollo, quindi, è quasi una lapidazione quella che l’esecutivo gialloverde ha scatenato su Atlantia all’indomani dalla tragedia del crollo del Ponte Morandi di Genova che lunedì ha causato 38 morti. In scia agli annunci della revoca della concessione autostradale senza se e senza ma, la holding che controlla Autostrade per l’Italia giovedì mattina è arrivata a perdere fino al 25% in Borsa per poi chiudere a -22,26 per cento. Il che significa che in una giornata la società ha perso oltre 4 miliardi di euro di valore di mercato. E che un risparmiatore – categoria che rappresenta più del 45% dei soci di Atlantia, il 10% solo in Italia – che aveva investito 10mila euro nella società oggi si ritrova in tasca circa 2.200 euro in meno.

Risalire la china, poi, non sarà facile. Innanzitutto perché sotto un certo livello perdita chiama perdita, con le vendite dei titoli che da un determinato prezzo in giù si autoalimentano per limitare i danni degli investitori secondo il meccanismo cosiddetto dello stop loss. Non secondario, poi, il fatto che l’incognita sulla risoluzione del contratto con lo Stato si fa sentire anche sulle obbligazioni emesse dalla concessionaria. Gli analisti di Creditsights, citati da Bloomberg, hanno ricordato che un eventuale ritiro delle concessioni di Autostrade per l’Italia permetterebbe ai sottoscrittori dei suoi bond di ottenere il rimborso anticipato dei propri titoli. L’opzione, è bene ricordarlo viste le dichiarazioni generiche dell’esecutivo, riguarda sia la revoca di tutta la concessione sia di un singolo contratto. Secondo gli analisti, però un eventuale rimborso non costituirebbe un evento di default anche per i bond della controllante Atlantia che pure viaggiano sui minimi. In ogni caso Creditsights si aspetta “significative penalizzazioni finanziarie e risarcimenti” a carico di Autostrade per effetto del crollo del Ponte Morandi. Che non potranno non ripercuotersi sull’azionista.

Al 30 giugno scorso Autostrade per l’Italia aveva in essere obbligazioni per oltre 8 miliardi di euro, più di 2 miliardi di prestiti bancari, inclusi oltre 700 milioni ricevuti dal braccio finanziario del Paese, la Cassa Depositi e Prestiti. C’è poi quasi 1 miliardo di finanziamento ricevuto da Atlantia che scade a novembre 2018. Sono molti, quindi, gli osservatori interessati all’esito del braccio di ferro di Ponzano con il governo sul rispetto del contratto, anche nelle sue discutibili previsioni in merito alla revoca della concessione. Tra questi non vanno dimenticati i quasi 7.500 dipendenti di Autostrade per l’Italia, ma pure gli altri concessionari italiani che sono altrettanto in preda all’incertezza sulla validità della parola dello Stato italiano. Come Astm e Sias, le concessionarie autostradali di proprietà del gruppo Gavio, a Piazza Affari in scia ad Atlantia sono crollate rispettivamente del 10,4 e del 6,92 per cento.

Complessivamente a metà seduta Piazza Affari viaggia in rosso dell’1,83% sui minimi del 2018. Male il settore bancario, con Banco Bpm che ha ceduto oltre il 3%. Il clima non giova certo alla fiducia degli investitori sui titoli di Stato già sotto pressione con interessi superiori al 3,1% e lo spread che da giorni viaggia tra 280 e 290 punti.