C’è un arresto, e ci sono altri due indagati, nell’ambito delle indagini che ora parlano chiaramente di omicidio volontario, perché, dopo la caduta dalla torre di asciugatura dei paracadute, “il giovane è stato lasciato agonizzante a terra”. La svolta arriva a quasi 19 anni da quel 16 agosto 1999, quando il parà Emanuele Scieri venne trovato morto nella caserma Gamerra di Pisa, centro di addestramento della Folgore. E proprio dalla città Toscana ora arriva il colpo di scena annunciato dal procuratore Alessandro Crini. Scieri respirò ancora per almeno 6 ore, se non 8, dicono gli accertamenti effettuati dalla commissione parlamentare d’inchiesta istituita sul caso. “Abbiamo ritenuto di accertare la sua permanenza in vita e siamo arrivati alla conclusione che ci fosse il tempo per soccorrere Emanuele”, ha spiegato il procuratore. “La nostra ipotesi accusatoria non è campata in aria”, ha aggiunto, sottolineando la presenza di “testimonianze” concordanti.

“Suicidio”, fu la prima spiegazione della morte, quella che non ha mai convinto la famiglia del militare originario di Siracusa, che ha sempre parlato di un caso di nonnismo finito male. Una tesi ritenuta credibile, due decenni dopo, anche dal procuratore Crini: “L’indagine ha consentito di perfezionare la conoscenza relativa al nonnismo: questo dato emerge anche con modalità tali da ritenere che contro Scieri ci sia stata un’aggressione da parte dei ‘nonni’ anche mentre era a terra”. “Un po’ prima” che iniziasse la conferenza stampa “abbiamo ritenuto di avvisare la madre di Emanuele. E’ stato un colloquio breve durante il quale la signora si è commossa“, ha raccontato lo stesso Crini parlando con i giornalisti in procura a Pisa.

L’indagine ha avuto “un’accelerazione” perché una delle tre persone “da tempo indagate”, stava per scappare, per lasciare l’Italia. Da qui la misura cautelare degli arresti domiciliari per l’ex militare Alessandro Panella, commilitone e capocamerata del reparto a cui il parà siciliano era stato assegnato. Panella ha passaporto americano e aveva comprato proprio per domani, venerdì 3 agosto, un biglietto di sola andata verso Chicago, negli Stati Uniti, con successivo volo interno per San Diego, in California, dove l’ex paracadutista laziale, ora ai domiciliari a Cerveteri (Roma), vive e lavora come interprete da oltre 10 anni e dove è stato sposato con una cittadina americana.

Per Panella l’accusa è di concorso in omicidio volontario, come per gli altri due indagati a piede libero che sono originari di Roma e di Rimini. Uno di loro è un militare dell’esercito attualmente in servizio.

Panella non è un nome nuovo: viene citato da un altro commilitone durante un’audizione davanti ai deputati della commissione parlamentare d’inchiesta istituita nel 2016 sulla morte del parà di leva.  Si parla proprio di un episodio di nonnismo: “Una volta sono stato legato a metà scala con delle lenzuola da Ceci e Panella, da un’altezza di due metri, legato con delle lenzuola, e sono stato lanciato su dei materassi. Io, insieme alla scala”, racconta Stefano Ioanna.

“Sono incredulo, è stata un’emozione fortissima…”, ha commentato il fratello di Emanuele, Francesco Scieri, al telefono con Carlo Garozzo, presidente dell’associazione “Giustizia per Lele“. La procura di Pisa ha riaperto l’inchiesta l’anno scorso, dopo che precedenti indagini erano state archiviate ipotizzando che il giovane si fosse tolto la vita. A escludere l’ipotesi del suicidio, oltre alla famiglia di Scieri, è stata proprio la commissione parlamentare d’inchiesta. Secondo le conclusioni dei lavori nel dicembre scorso, il 26enne non si tolse la vita ma fu aggredito. E durante la conferenza stampa in procura a Pica, Crini ha confermato che le ipotesi indiziarie dell’aggressione con i contorni del nonnismo  “sono suffragate anche dalle consulenze tecniche allegate alle conclusioni della commissione parlamentare d’indagine”.

Scieri, 26 anni, una laurea in giurisprudenza e già praticante in uno studio legale, scomparve il 13 agosto 1999, lo stesso giorno del suo arrivo alla caserma Gamerra per il servizio militare di leva dopo aver svolto il Car a Firenze. Fu poi ritrovato morto tre giorni dopo, ai piedi di una torre dismessa per il prosciugamento dei paracadute. “Sul caso bisogno arrivare alla verità“, ha detto all’Ansa il ministro della Difesa Elisabetta Trenta a proposito degli sviluppi delle indagini. “In questo momento – ha aggiunto – il mio primo pensiero va alla famiglia Scieri. Sono a completa disposizione della magistratura, verso la quale nutro piena fiducia, per fare luce sull’episodio”.

“Finalmente dopo tanti anni siamo vicini ad una parola conclusiva, siamo vicini alla giustizia per Emanuele e per la sua famiglia”, ha detto Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia, ex vice presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Sofia Amoddio. L’ex parlamentare Pd ha ricordato che la commissione ha acquisito quasi seimila pagine di documenti e audito 45 persone: “Abbiamo scoperto dettagli sul clima generale che regnava nella caserma Gamerra di Pisa all’epoca dei fatti evidenziato la natura delle pratiche, il tipo di relazioni che venivano a stabilirsi tra anziani e reclute, il ruolo dei caporali e l’atteggiamento e la mentalità dei militari”.

Lo slalom dei deputati tra i silenzi degli ex della Folgore
In due decenni di silenzi e contraddizioni, tante versioni sono state fornite su questa morte. Per qualcuno Scieri era salito sulla torre per cercare il campo per il telefonino. Per altri aveva scelto quel posto per una prova di forza, per fare le trazioni. Era stato un incidente, anzi il 26enne si era ammazzato. Ma, secondo le conclusioni della commissione, la catena di comando della Folgore copriva i veri responsabili. Emanuele Scieri fu costretto a salire sulla scaletta della torre. Dalla parte esterna, poteva tenersi solo con le braccia. E gli pestarono le mani con gli scarponi, lui mollò la presa, fino a precipitare per 12 metri, fino a spezzarsi la colonna vertebrale. Respirò ancora per almeno 6 ore, se non 8. Il suo corpo, invece, fu trovato dopo tre giorni. Secondo la commissione d’inchiesta della Camera, che ha votato la relazione conclusiva all’unanimità, nella caserma Gamerra avvenivano “gravi atti di violenza che non potevano essere ridotti a “goliardia“.