Non so chi di voi conosce Mimmo Lucano. E’ il sindaco di Riace, paese noto a tutti per i bronzi ma conosciuto da molti anche per aver dato vita ad un progetto di accoglienza da esportare in tutto il mondo. Tutto è iniziato nel 1998, con lo sbarco di duecentocinquanta profughi dal Kurdistan a Riace Marina.

Quella mattina Mimmo, assistente in un laboratorio chimico, sta andando sul posto di lavoro quando s’accorge che sulla spiaggia del suo paese ci sono uomini, donne, bambini. Non si volta dall’altra parte. Si ferma. Scende dall’auto. Va verso di loro. Non è ancora sindaco (lo diventerà molti anni più tardi) ma sceglie di non essere indifferente. “Qualche anno prima – mi racconta il sindaco – con un mio amico avevamo realizzato un’opera teatrale immaginando che un giorno Riace, ormai spopolata, sarebbe tornata a vivere grazie a qualcuno che arrivava dal mare”. Il sogno si è fatto realtà.

Da quel giorno Riace è cambiata ma anche la vita di Domenico Lucano.

Stamattina Mimmo si è svegliato, ha preso la sua fascia e l’ha appesa letteralmente al muro iniziando uno sciopero della fame. Accanto ha appeso uno striscione “Digiuno di giustizia”. Ha poi preso un cartellone e ha scritto le ragioni della sua protesta: “Contro le ingiustizie che da circa due anni stiamo subendo come comunità di accoglienza. Riace è stata esclusa dal saldo luglio-dicembre 2017 (circa 650 mila euro) e per il 2018 non è compresa tra gli enti beneficiari del finanziamento del primo semestre, nonostante tutte le attività siano state svolte e nessuna comunicazione è pervenuta alla chiusura del progetto. E’ stato quindi accumulato un ingente debito con il personale, con i fornitori e con gli stessi rifugiati. Da aggiungere a questa incredibile situazione la vicenda dei Cas. Da settembre 2016 il Prefetto di Reggio Calabria con vari assurdi prestiti si è rifiutato e ancora si rifiuta di saldare il dovuto. Stiamo raggiungendo il punto di non ritorno. Se non ci sarà l’assegnazione programmata non solo finirà l’esperienza di Riace ma saranno in strada 165 rifugiati, 50 bambini, circa 80 operatori. Numerosi attività commerciali che hanno fornito beni, prevalentemente alimentari, da più di un anno non si vedono pagato il credito accumulato. L’economia di tutta la comunità, modello mondiale di accoglienza e integrazione, crollerà sotto un cumulo di macerie”.

La questione è semplice. Dal governo, quello di prima e quello di ora, non arrivano i fondi necessari per gestire un’accoglienza che è un esempio per tutti. Wim Wenders che su Riace ha prodotto il film “Il Volo” disse: “Questa storia deve farci riflettere su come sia possibile far convergere l’obiettivo di accoglienza con quello dello sviluppo locale”. E’ proprio così. Per far fronte ai ritardi nei pagamenti Mimmo Lucano ha inventato anche una sorta di moneta locale, dei bonus che permettono ai migranti di spendere anticipatamente i “soldi” che vengono poi recuperati dagli esercenti quando arrivano alle cooperative che gestiscono l’accoglienza.

Un’ “impresa” dell’accoglienza che ha creato relazioni e benessere. Ero a Riace nei giorni scorsi. Ho visto con i miei occhi le vecchie case abbandonate da chi era partito in cerca di fortuna, riaprire la porta grazie ai migranti che oggi hanno negozi artigianali dove guadagnano il pane vendendo quanto sanno fare: aquiloni, ceramiche, tappeti. Mary è una rifugiata afghana della città di Herat dove ha vissuto fino al 2008. Una mattina suo marito è uscito di casa e non è più rientrato. I talebani lo avevano rapito e da quel giorno non ha più avuto notizie. Ha pagato tre mila dollari per arrivare in Italia su un camion. Dopo quattro giorni di viaggio è arrivata a Bari. Poi Milano, Como, Gorizia, lo Sprar a Trepuzi (Lecce). E ancora la strada. Fu un viaggiatore a parlarle di Riace, il paese dell’accoglienza. Dall’estate del 2010 vive lì con i suoi due figli e ha ricominciato a fare quello che faceva da bambina.

Così Mohamed, palestinese, arrivato a Riace dall’Iraq. Al crollo del regime di Saddam Hussein è stato perseguitato. Nel 2008 il ministero dell’Interno chiese a Riace di fare un progetto di due anni per i rifugiati palestinesi perseguitati. Finito il tempo Mohamed è rimasto a Riace ma più nessuno si occupa di lui a parte Mimmo Lucano. Abita in una casa solo per lui, è convinto che i bonus siano i suoi soldi.

Probabilmente a nessuno dei nostri politici interessa di Mohamed. Matteo Salvini in un video divenuto virale sui social network annunciando una sua imminente visita nella Locride ha offeso Mimmo Lucano dicendo che “è uno zero”. Poco importa. Lucano è uno zero che ha dato un futuro alla sua comunità e a delle persone. A me ha insegnato che l’opera pubblica più bella che può fare un sindaco è l’accoglienza.

Io sto con Mimmo.