di Marco Marangio

“È la cittadinanza che decide se fare un tubo o non farlo”.
Queste le parole di Beppe Grillo pronunciate a riguardo del super contestato gasdotto Tap.
Era il 20 settembre 2014 in quel di Melendugno, luogo strategico prescelto per il tubo e che, partendo dall’Azerbaijan, potrebbe ancora approdare in Puglia.

Ricordo bene quel momento, poiché ero presente alla manifestazione di protesta alla realizzazione del gasdotto. Ero lì in qualità di cittadino salentino, ancor prima che da giornalista.
Ricordo bene quanto i cittadini appoggiarono la manifestazione pentastellata, coadiuvata anche da altre realtà associative apartitiche. Ricordo bene quanto i leader M5S vennero accolti sul palco con applausi e grida di speranza. Con buone ragioni tra l’altro, poiché il Movimento era l’unica forza politica che, ben tre anni fa, dava ascolto e sostegno a problematiche territoriali restate inascoltate dalle altre forze politiche, Partito Democratico in primis.

È doveroso sottolineare che i leader pentastellati del territorio hanno fatto, negli ultimi anni, la migliore opposizione possibile per impedire la realizzazione del Tap. Opposizione che è terminata non appena lo stesso Movimento ha varcato le soglie di Palazzo Chigi, forte non solo del consenso degli italiani, ma di tanti elettori del Sud.

Inutile dire quanto le ultime dichiarazioni del premier Conte, pronunciate in conferenza stampa al vertice Usa, abbiano allarmato non poco sia i salentini che gli stessi elettori pentastellati.
Affermare che il gasdotto Tap sia un’opera strategica ha non solo minato enormemente il lavoro politico territoriale fatto sinora, ma ha anche avvicinato il premier Giuseppe Conte a quella categoria di figure politiche che il Movimento ha fin qui combattuto fuori e dentro il Salento. “Tradire” i cittadini salentini e gli elettori con tali enunciazioni getta un’ondata di sfiducia senza pari, tenendo conto delle battaglie combattute per scongiurare il deturpamento ambientale del territorio.

Duole dirlo, ma le assonanze fra Italia e Usa, dichiarate dal premier Conte dinanzi al presidente Donald Trump, sono stridenti. Anzitutto, il proverbiale “governo del cambiamento” italiano ha ben poco da condividere con quello statunitense, giacché le motivazioni storiche e politiche che hanno portato Conte e Trump alla presidenza divergono in tutto.

In seconda istanza, è palesemente inesatto affermare che la realizzazione del Tap sia vantaggioso per entrambe le nazioni: l’Italia ne guadagna ben poco, mentre il Salento ha solo da perderci.
Si spera che le esternazioni del premier Conte siano dettate esclusivamente dalle esigenze comunicative proprie di un summit e, magari, anche dalla poca conoscenza che il presidente del Consiglio ha delle numerose e ferme iniziative “No Tap” che il Movimento ha portato avanti negli anni ben prima della sua entrata in politica sullo scenario nazionale.

Si spera, oltretutto, che faccia quanto promesso: ascoltare il popolo del Sud. Se lo facesse, conoscerebbe un popolo che antepone l’amore per la propria terra alla politica.

Caro premier Conte, non ceda anche lei al lato oscuro del Tap, come hanno fatto i suoi predecessori. Se lo facesse, il Movimento probabilmente perderebbe la sua “base” più dura e pura: quella del Sud.